Mentre ci apprestiamo a pubblicare questa nuova lettera, vi comunichiamo che ci è giunta un'ennesima diffida dall'usare il termine "Fratellanza di Miriam", con grande rammarico, prendiamo atto che le persone non cambiano, come soleva ben dire il nostro fondatore Maestro Salvatore Mergè.
Se queste persone, pensano di impaurirci, si sbagliano, non abbiamo paura della giustizia umana, ma di quella divina sì, ecco perchè tutti i termini legati alla "Fratellanza di Miriam", continueranno a proliferare in tutte le nostre attività.

 



L’ermetismo è una delle strade che portano alla conoscenza, ma spesso il concetto di conoscenza  è frainteso, in quanto  i Maestri che ci hanno preceduto,  non hanno mai inteso nel parlarci di conoscenza,
di un fatto di pura e semplice memorizzazione celebrale, ma piuttosto  di consapevolezza interiore, che non si può conoscere se non dopo averne fatto l’esperienza concreta, la lettura dei libri serve, per acquisire quelle conoscenze terminologiche, per approcciarsi all’ambiente della via di evoluzione spirituale scelta.

C’è un caposaldo qui da esporre, le esperienze di evoluzione umana, se sono vere sono uguali per ogni essere umano, al di là del percorso che egli ha scelto di fare.  Un buddista tibetano che  ha una illuminazione, ha la stessa esperienza,  identica, di un ermetista o di un monaco cristiano.

L’esperienza dell’ascesi è unica, le parole con cui la descriviamo, possono essere diverse, queste parole vengono utilizzate dai Maestri, non potendo farci provare la sensazione, per tenerci nella via, per darci dei concetti di bellezza, che ci spingono a proseguire ed ad andare avanti, senza cedimenti.

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Altro caposaldo da evidenziare, è che non esiste una fine a questo viaggio della conoscenza, non esiste l’illuminazione risolutiva, l’arcano degli arcani così detto, non ci da la conoscenza del tutto,  è solo l’inizio; non è la conoscenza del tutto, ma è il gradino in cui noi cambiamo completamente, da allora la nostra vita è vista nella sua dimensione completa, come parte di un tutto, da allora la nostra vita entra nel lungo fiume di amore che ci spinge tutti, verso la meta comune di redenzione umana, da allora gli attriti alla nostra evoluzione causati dal  nostro io attuale, scompaiono,  e l’armonia di questo lento ma inesorabile andare non è più fermata.

Lo so è difficile parlare di ciò, ma forse se qualcuno dei nostri lettori ne ha fatto l’esperienza, sa di cosa parlo, e nel leggere queste parole proverà il vento fresco e limpido della nostra amata Miriam, in una parte indefinibile ma reale del suo essere.

Chi non lo ha mai provato, un giorno, se percorrerà con dedizione questa nostra via,  lo scoprirà e capirà, che la Miriam, non è un qualcosa di irreale, un concetto astratto a cui appellarci, ma un vero e proprio ambiente superumano, dove si manifestano alcune qualità, che possono essere utilizzate da chi vi ci si trova, per cambiare e far cambiare.

Il giardino dello stato mentale dell’umanità è circondato da un’alta barriera.

Nascendo, i più si fermano nel luogo in cui si trovano e lì fanno la loro dimora, da lì non si muovono mai, perché la natura stessa delle cose e il limite psicologico, li fanno accettare il loro ruolo in quel luogo del giardino.

Altri dotati di più intraprendenza, iniziano a vagare all'interno del giardino, per scoprirne gli angoli più reconditi e inesplorati, per tracciarne una mappa dettagliata, senza quasi mai farsi domande sulla barriera che lo limita.

Questi studiosi cercano nell'umano ed accettano l'umano come finito in se stesso.

Pochissimi cercano di uscire dalla barriera del limite umano, cercano qualcosa che non capiscono e non comprendono, ma ne intuiscono l'esistenza.

Sanno che nessuna delle qualità umane li aiuterà a superare questa barriera, ecco perchè non si rivolgono quasi mai alla ricerca del contenuto del giardino, ma cercano oltre, con le poche armi intuitive che hanno, tra le quali una fede incrollabile, e strani riti insegnatigli da strani Maestri.

Una delle funzioni principali dei riti, è quella di distruggere, quella parte di noi, troppo legata al ragionamento materiale e delimitatrice degli eventi, che è un ostacolo insormontabile, alla nostra eplorazione dell'invisibile, l'invisibile si esplora con una sensibilità diversa, dai cinque sensi, l'invisibile si esplora con uno strumento, che i riti piano piano ci fanno riscoprire.

I riti in se stessi non hanno nessun significato, e non servono a nulla, come più volte abbiamo ripetuto, se non sono piano piano accesi da un fuoco interiore. Questo fuoco interiore può essere acceso accresciuto in noi solo con l'ausilio disinteressato di chi già lo possiede,  questa è la missione del Vero Maestro.

I Fratelli di Hermes

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