PRESENTAZIONE DELL’ARTICOLO ALCHIMIA SPIRITUALE
Introduzione all’articolo
Di seguito pubblichiamo un dattiloscritto alchemico giuntoci in busta anonima, firmato “Vehuiah”, davvero speciale per la completezza dei contenuti e per lo stile, tanto da farcene ritenere autentica la fonte da cui esso proviene.
La prima parte dello scritto ripropone, in modo essenziale, una breve storia dell’Alchimia o Arte Regia, attraverso i suoi più noti protagonisti, con lo scopo di testimoniare la trasmissione ininterrotta dell’insegnamento alchemico orale.
L’Alchimia, secondo l’autore dello scritto, è una scienza ermetica a pieno titolo, come l’Astrologia e la Magia divina, la sua origine risale direttamente ad Ermete Trismegisto, per alcuni il nome dato nell’antichità al sacerdozio ermetico spirituale, per altri lo stesso dio Thot degli Egizi, per altri ancora un profeta precristiano, in ogni caso il motivo per cui l’Alchimia non può essere inserita nella storia delle semplici scoperte scientifiche e materiali.
L’autore dello scritto mostra, in modo incontrovertibile, il carattere essenzialmente spirituale dell’Alchimia, spiegando come essa abbia attraversato civiltà e fedi diverse, restando sempre in accordo con le rivelazioni divine che via via si sono succedute nella storia, senza mai negare lo Spirito Unico da cui ciascuna di esse deriva.
Ciò è stato possibile, secondo l’autore, “Vehuiah”, soltanto grazie al perpetuarsi di una casta sacerdotale, parallela rispetto al sacerdozio religioso, di cui ha rappresentato l’effettivo punto di contatto con le realtà spirituali, costituita da saggi, santi ed illuminati, inviati sulla Terra, per mantenere vivo negli esseri umani il ricordo della nostra vera essenza, e sostenerli lungo la via ripida dell’ascesi.
Sotto il simbolismo della trasmutazione dei metalli vili in oro, l’Alchimia ha continuato a rivelare le leggi di un’Arte sacra e di una scienza divina, la cui maestria, raggiunta solo da rarissimi predestinati, restituisce all’essere umano la dignità perduta ed il suo ruolo centrale nella creazione, essa consiste nella trasmutazione della coscienza ed anima umana, dallo stato grossolano, corporeo, alla condizione della Grazia Spirituale.
La coscienza corporea è la pietra grezza da lavorare, per essere trasformata nella Pietra dei Filosofi, risultato dell’Opera alchemica.
L’autore ribadisce, alla maniera degli antichi Maestri, che non si può intendere alcunché dei testi alchemici, se ci si ostina a negare la dimensione spirituale dell’esistenza, le cui rivelazioni storicamente date, l’Alchimia in nessun caso contraddice, anzi, conferma a pieno, come dimostra l’assimilazione della “Pietra filosofale”, nell’opera di S. Tommaso d’Aquino, allievo di S. Alberto Magno.
Rispettando l’insegnamento ricevuto e l’intramontabile regola del TACERE, lo scritto di Vehuiah, come ogni scritto alchemico, è in verità un “libro muto”, diremmo noi parafrasando il titolo di un famoso testo alchemico, l’autore avverte infatti il lettore, da subito, di esprimersi in un linguaggio misterioso, simbolico, l’unico capace di mettere l’essere umano nella condizione di abbracciare la dimensione spirituale, vero motivo del segreto cui è tenuto ogni alchimista.
Spesso leggendo i testi di Alchimia si nota che proprio dove la descrizione sembra scorrere più chiaramente, l’autore ha in verità meglio nascosto le realtà cui si riferisce.
Gli alchimisti, prosegue Vehuiah, si sono sempre espressi nel linguaggio preso a prestito dall’ antica tecnica della lavorazione dei metalli, essi hanno utilizzato la terminologia di chi anticamente lavorava i metalli in senso lato, non solo metallurgici, argentieri ed orafi, ma anche gli stessi soffiatori del vetro, per rappresentare ciò che non è esprimibile se non utilizzando le corrispondenze esistenti tra i tre mondi, o diversi piani della Realtà universale, Zolfo, mercurio e sale, corrispondenti nel microcosmo dell’essere umano in corpo, anima e Spirito; non comprendere ciò rende impossibile la lettura di un qualsiasi testo di Alchimia, e condanna il lettore all’assurdo di disprezzare ciò che egli stesso ha già in verità rifiutato di accettare, prima ancora di cercare di comprendere.
Per spiegarci, ricorriamo all’antica favola greca di Esopo, intitolata “La Volpe e l’uva”, nella quale la volpe simboleggia l’utilizzo materiale della facoltà razionale; l’astuto animale si limita a guardare i grappoli dorati del frutto sublime della vite, dal basso verso l’alto, non riuscendo a coglierli, perché al di là del suo campo di azione, la volpe infatti non è ancora adatta al delizioso pasto e finisce per disprezzarlo convincendosi che l’uva è “acerba”.
l’Alchimia non ha nulla da dire ai moderni razionalisti, materialisti e scientisti, i quali analizzandone i testi, non vi troveranno che inchiostro e carta ingiallita da mandare al macero, accrescendo la propria vanagloria di adoratori della Dea Ragione, succubi della mentalità contemporanea, nel cui errore individualistico restano irrimediabilmente imprigionati.
Ai creduloni e moderni bruciatori di carbone, invece, non rimane che la beffa che deriva loro da improbabili esperimenti, spinti dall’avidità essi saranno condotti fuori strada e, solo in casi eccezionalmente fortunati, dovranno accontentarsi di raccogliere le briciole, derivanti da scoperte del tutto casuali di qualche applicazione pratica, del tutto secondaria rispetto al vero fine dell’Opera alchemica, ovvero la trasmutazione dell’anima umana.
A tutto ciò si aggiunge, per noi oggi, un’altra difficoltà, ovvero la povertà di significato che la vita moderna attribuisce all’esperienza, soggettiva e simbolica, del mondo che ci circonda, la mentalità moderna insegna infatti un approccio cerebrale alla vita, confondendo la probabilità teorica con l’oggettività, e negando la dimensione spirituale dell’esistenza; il disagio psicofisico, che Vehuiah ci avvisa caratterizza la nostra epoca, soprattutto rispetto alle nuove generazioni, è la più evidente, ed anche la più triste, delle conseguenze di questo approccio, miope, al dono grande della vita umana.
L’Alchimia, come ogni Conoscenza sacra, comporta l’identificazione di soggetto ed oggetto della conoscenza, l’anima umana integrando in sé lo Spirito, l’Io divino, trasforma l’essere umano in un Uomo nuovo, fatto ad immagine e somiglianza dell’Essere Unico, a realizzazione di quella corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, ben rappresentata dall’antichissimo simbolo del doppio triangolo, noto agli ebrei come Sigillo di Salomone e divenuto per noi cristiani, ermetisti e non, l’emblema più grande di Dio.
L’autore dello scritto nota come le trasmutazioni graduali della coscienza, nelle quali consiste il procedimento alchemico, non possono prescindere dalla condizione corporea, includendovi le sue funzioni, per cui esse necessitano di essere supportate, da una condizione psicofisica integra, corroborata da una condotta di vita intelligente, equilibrata, fatta di abitudini sane e salutari, oltre che virtuose, queste costituiscono le reali e vere cosiddette prove iniziatiche, ovvero le qualificazioni assolutamente indispensabili per intraprendere l’Opera alchemica: la Grande Opera.
Diversamente le operazioni che il procedimento alchemico comporta, necessarie per risvegliare la materia oscura alla vita interiore, non condurrebbero che all’autoesaltazione ed alla follia, e non a conquistare il centro del cuore, in quanto luogo simbolico dell’Io purificato, in cui si riflette la luce dell’Amore di Dio, Amore che solo può illuminare ogni aspetto dell’esistenza umana, di cui rappresenta la vera natura e ragione d’essere.
La seconda parte dello scritto entra nella materia specifica del procedimento alchemico, commentando con estrema chiarezza alcuni dei testi fondamentali della Tradizione ermetico alchemica, scritti considerati da ogni vero alchimista, la “LEGGE”, ovvero la Tavola Smeraldina ed il Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto; ribadiamo che l’Alchimia va considerata, secondo l’autore, indipendentemente dalla collocazione geografica e temporale, una scienza ermetica, cosmologica, cabalistica, ovvero trasmessa oralmente da ogni Maestro.
L’autore, nella seconda parte del testo, passa magistralmente in rassegna di tutti i grandi temi dell’Alchimia, iniziando dalla fondamentale distinzione tra via umida e via secca, dalla materia dell’Opera al dogma dell’Unità ed alla corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, alla triade di Zolfo, mercurio e sale, all’Atanor, fino alle nozze mistiche, ed alle fasi dell’Opera.
Prima di ogni altra cosa, l’autore insiste sulla fondamentale distinzione tra le due vie alchemiche, la via secca e la via umida, nei cui misteri entra con lo scopo di evidenziare come la loro distinzione sia stata simbolicamente espressa, nei testi alchemici, dalla particolare forma dell’Atanor, il crogiuolo, in cui la materia subisce tutte le trasmutazioni.
Entrambe le vie partono dal centro del cuore, là dove avviene la reazione tra i due principi, Zolfo e Mercurio, contenuti, sin da principio, nella stessa materia dell’Opera, la coscienza e anima, con tutte le sue principali funzioni, il cui risultato finale è l’Oro alchemico, la corpificazione della Luce dello Spirito.
La differenza tra le due vie sta nel contatto diretto, o mediato da altri elementi, del fuoco alchemico con il vaso contenente la materia dell’Opera.
La Via secca è la via diretta, la più rapida e pericolosa per l’integrità psicofisica, essa comporta il battesimo del Fuoco dello Spirito Unico, ed è accessibile solo in rarissimi casi e con eroici sforzi da santi ed illuminati, i quali vi sono stati predestinati.
Non aggiungiamo altro per non condizionare il lettore nell’approccio al testo, auguriamo a tutti una meditazione serena, piena di Pace e Luce.
“L’Alchimia spirituale è la preghiera perfetta d’Amore
universale che, gradualmente, risveglia nella nostra anima
il ricordo della sua vera natura, trasformando la coscienza
corporea, da materia caotica ed oscura, nel prezioso
cristallo che risplende di Luce Divina”.
ALCHIMIA SPIRITUALE
Indimostrabili sono le origini dell’autentica Alchimia, la quale si fonda sul mistero creativo della Divinità.
Il Fuoco avvolse Adamo e la sua compagna Eva; Esso unì la prima coppia terrestre, forgiandone la sembianza paradisiaca, ma l’involucro non resse la fiamma generatrice, ed essi dovettero sottostare alla legge di ripristino dell’essere, perché persero il concetto divinizzante, ed il loro cammino si appesantì, durante il tragitto di risalita.
Ciò che fu smarrito divenne attrazione per poche persone privilegiate, provenienti da dimensioni diverse, essi dovettero far riemergere la divina fiamma vitale, onde riportare le razze umane allo stato primordiale dell’uomo, in ascesa spirituale.
Sin dall’antico Egitto gli alchimisti e filosofi ermetici, praticavano l’Arte Regia per la trasmutazione spirituale, graduale delle masse, cadute nella completa ignoranza del loro divenire ascetico.
Misteriosi sono i rituali alchemici e non di facile accesso alle menti poco evolute, solo pochi eletti formavano dei nuclei dove il maestro dava loro l’insegnamento, preparando i futuri adepti, affinché continuasse, senza interruzione, il processo alchemico. Tali maestri realizzati, sacerdoti dell’antica “mistica”, possedevano l’armonia cosmica universale, e la trasmettevano, depurando l’inquinamento deformante dalle razze in crescita, ed è per questo che le varie dinastie erano di discendenza divina e possedevano il sacro fuoco alchemico.
Nell’antico Egitto i faraoni sin dalla tenera infanzia ricevevano un insegnamento iniziatico, che li abilitava ad impugnare lo scettro accentratore di forze cosmiche, per il dominio delle sconvolgenti potenze, affinché non contrastassero le evolutive correnti superiori costruttive.
Nell’antica Cina i figli del Cielo, così erano chiamati gli alchimisti, regnavano nel Celeste Impero attraverso le dinastie guidate da loro.
Nella misteriosa Etruria, le cui autentiche origini sono pressoché sconosciute, come indecifrabili restano i loro scritti, non ancora completamente tradotti, dobbiamo capire l’opera svolta dai Lucumoni, il cui sacerdozio era sapienziale, avendo conoscenze che oggi dobbiamo ancora scoprire, possedendo il segreto della formazione della materia inerte, onde asservirla dopo averla vitalizzata.
Dodici erano i saggi del concistoro etrusco, il tredicesimo saggio era il centro potente che collegava i dodici con le dodici costellazioni di provenienza.
I sovrani ricevevano l’investitura divina onde espletare la loro particolare missione, essendo portatori della vita superiore, ed è per questo che tali personaggi erano di provenienza non terrena, attraverso di loro si compivano, tra i popoli a loro sottoposti, le varie fasi di un’Alchimia spirituale, realizzata solo per un diretto intervento Divino.
Il Divino invia tali personaggi per realizzare, attraverso il discepolato, altri filosofi ermetici simili a loro.
La Luce intellettuale ci fa comprendere che tali esseri illuminati sono in contatto diretto col Dio, tale contatto ha richiesto, per essere ottenuto, un eroico cammino, ed è mantenuto con dura fatica, da ogni alchimista, il quale deve saper domare il proprio io, onde realizzare la perfetta elevazione, quale modello da imprimere mettendosi al completo servizio dei propri simili, essendo immerso da un forte afflato di Amore.
L’Alchimia spirituale proviene dal centro del Cuore ed è una rincorsa appassionata onde raggiungere la metamorfosi per celebrare le nozze mistiche con l’Io purificato, il quale diventa la sposa gemella riformando l’Unità dove la divisione era diventata da secoli una deformazione dell’anima, che ritrova se stessa, nel suo completamento armonico.
L’alchimista avendo subito la trasmutazione entra nella dimensione spirituale, con l’anima che diventa amplesso fino alla morte fisica, essa diventa poi “vita interioritatis”.
L’ascesi spirituale è l’unico fondamento, onde espletare una giusta mansione sociale, ed era questo l’esatto cammino delle antiche civiltà tradizionali, prima che la cosiddetta Dea Ragione travolgesse con il materialismo le menti umane, oscurandole, corrompendo le masse che continuamente partoriscono esseri deformati da tale corruzione.
Toccando con mano simili deviazioni che ci sgomentano, dobbiamo volgere il nostro sguardo verso la benefica e illuminante Luce, che l’Arte Regia continua a donare al mondo intero. I popoli hanno di nuovo bisogno di essere governati e guidati da veri Re o dagli esseri illuminati o da illuminati maestri, la cui saggezza eleva, ed è questa l’Alchimia spirituale la cui opera non è mai venuta meno.
Tali pratiche rientrano nel sovrumano, essendo discipline che toccano l’essere nel profondo, risvegliando l’autentica natura divina che vive assopita in noi, e che deve essere risvegliata dalle tecniche trasmutatorie.
Ci sono testi composti da personaggi provenienti da dimensioni diverse, che spesso si incarnano nei momenti propizi lasciando scritti memorabili e insegnamenti sempre più ampi, (vedi Carol Wojtyla), secondo l’evoluzione raggiunta dai popoli; testi da leggere con attenzione e con Amore per assimilarne la verità del contenuto e riceverne la trasmutazione alchemica, per diventare nel contempo persone saggiamente qualificate e preparate a propria volta per asservire il mondo intero.
Sarebbe buono e utile leggere attentamente le vite degli asceti, in particolare le esperienze mistiche che li hanno trasformati in autentici maestri di vita, in concordanza con tutte le scuole iniziatiche, alchemiche e cabalistiche.
In tutte le varie epoche storiche, nelle diverse aree geografiche e fedi religiose, non vi sono divergenze fra i vari autori di testi alchemici, e le molteplici scuole filosofiche, malgrado il diverso linguaggio espressivo, essendo solo Una la realtà alchemica che trasmettono.
L’Oriente e l’Occidente sono uniti da un FILO D’ORO, formando come un gergo unico alchemico, dove non sussistono donazioni, permanendo in loro l’integrità sapienziale di una realtà, che trascende l’umano sapere, e che plasma i Figli di Ermete.
Gli adepti, pur parlando lingue diverse, emanano un unico Sole, onde riscaldare il cuore umano, ed illuminare la sua mente nella Verità che viene donata ad ogni essere vivente.
Vi sono vari scritti con una simbologia che ogni adepto sa decifrare, espressa in diverse mitologie, quali la egiziana, la greca e l’ebraica, ma in conclusione le parole “Arte Regia” ed “Alchimia”, a parte la diversità dei termini, sono la medesima cosa, in quanto lo scopo e la realizzazione dell’individuo e la pratica, sono la stessa cosa e usano tutti le stesse tecniche.
I vari trattati di Alchimia, scritti dai Maestri, hanno sempre avuto la forma ermetica per custodire segreti, che solamente i chiamati e dotati assimileranno, non soltanto leggendo, ma con il contatto diretto del maestro, che gli darà anche oralmente l’insegnamento adeguato, perché nessun filosofo ha mai osato esprimere in chiare note i segreti dell’Arte Regia, il cui comando è di TACERE.
Tale sublime e divinizzante Sapere è dato solo agli autorizzati, parte di caste sacerdotali, poiché al volgo è assolutamente vietato l’accesso ai grandi segreti, che custodiscono eccelsi poteri e forze di ogni potenza, ma soltanto a chi ha raggiunto una condizione spirituale superiore, ed a chi è preparato a riceverli.
In proposito ricordiamo la frase di Sinesio da Cirene, vescovo di Tolemaide di Libia, “le funzioni sono necessarie al popolo perché la verità diventa funesta, per coloro che non hanno la forza di contemplarla in tutto il suo splendore, perciò la verità deve essere tenuta segreta e le folle hanno bisogno di un insegnamento proporzionale alla loro ragione imperfetta."
Il sopra citato discorso lo si faceva anticamente ed è ancora attuale, tanto che oggi è sempre maggiore il numero dei saggi che ritengono necessario nascondere le conoscenze, anche scientifiche, specialmente quelle riguardo la manipolazione dell’atomo, che metterebbero a repentaglio l’intera umanità, dato il potenziale sconvolgente e distruttivo, persino del nostro sistema planetario, suscitando una reazione a catena.
Entro gli oscuri meandri della Sfinge sono ancora celati i segreti alchemici, dato che essa era stata costruita per divenire il sacrario nel quale i sacerdoti, al servizio di Iside e Osiride, avendo ricevuta l’iniziazione, compivano nel segreto l’opera dell’Arte Regia, realizzando in se stessi ed in preparazione per l’intera umanità, la misteriosa Pietra filosofale da loro custodita gelosamente, come ancora viene custodita l’Arca dell’Alleanza dai sacerdoti ebrei, che erano anch’essi a conoscenza dell’Arte Regia.
Tale misteriosa Arte veniva eseguita attraverso riti misterici ad Osiride, ed in Grecia sul monte Eleusi dove Ermete ebbe l’illuminazione che trasmise ad Asclepio e al di lui figlio, che ebbe direttamente da POIMANDRES, l’Intelligenza suprema.
Entro le viscere del monte, sigillate all’occhio profano, sono racchiusi manoscritti ermetici che possono essere decifrati solo dagli adepti. Tali aperture segrete, di tanto in tanto, vengono dischiuse alla presenza di particolari inviati illuminati, onde rivitalizzare l’emanazione spirituale alchemica secondo il grado raggiunto dai popoli.
Una è la forza celeste e terrestre, espressa in più aspetti, perché multiforme è la struttura spirituale e molecolare degli esseri umani; ogni aspetto delle varie divinità imprimeva nei popoli, sottoposti alla loro custodia, la facoltà divinizzante sulla via del sapere, onde salire gradino per gradino fino al raggiungimento della meta prefissata per loro.
Sin dai tempi più remoti, gli alchimisti delle antiche religioni erano monoteisti perché credenti in un Dio Unico, ed i vari saggi ben sapevano che la loro fede non era in contrasto con la futura legge del Cristo.
Purtroppo il volgo ignorante è stato sempre restio a tali sublimi verità, per il duro involucro dei suoi vizi che lo manteneva costantemente ad un livello inferiore, malgrado gli sforzi eroici degli inviati, che continuamente sono apparsi in ogni angolo della Terra, cercando di penetrare nei cuori e nelle menti onde risvegliare la divina scintilla rimasta assopita.
Tali segreti documenti ermetici, per essere salvaguardati dall’incomprensione, non restava altro che nasconderne la diffusione, custodita per iniziazione continua, dandogli un aspetto diverso dall’originale, nello stesso tempo rispettando rigorosamente il segreto alchemico iniziatico: TACERE, per non destare dubbi nei seguaci delle varie religioni ufficiali ed evitare il pericolo delle persecuzioni.
Le fucine alchemiche primordiali non hanno mai cessato di funzionare, anche nel tempo odierno, l’Atanor e gli alambicchi erano e sono in funzione, ed il divino Fuoco alchemico sta ancora oggi emanando le sue fiamme rigeneratrici di vita.
“Il Poimandres mi dice che sono spiritualmente in contatto con tali filosofi ermetici e ne testimonio la realtà vivente anche nei pressi dove lo scritto viene redatto.”
Zosimo, padre dell’Alchimia, dichiara che la sua dottrina risale ai tempi della Genesi, egli dedicò il suo scritto alchemico ad un sapiente vissuto 3000 anni prima, onde far capire che la Grande Arte è una realtà di tutti i tempi.
Fra i neoplatonici e gli gnostici, dopo Zosimo, vi sono stati uomini che hanno lasciato le loro impronte, tra cui ricordiamo Pelagio, Stefano di Alessandria, Sinesio di Cirene, Cleopatra, i quali hanno lasciato ai posteri i loro trattati alchemici in forma ermetica.
La trasmutazione attraverso l’Arte Regia dei metalli vili in oro simboleggiava la realizzazione dell’uomo nuovo, liberato dalla corruttibilità del corpo fisico che entrava così nella trasfigurazione, spiritualizzando se stesso attraverso la divinizzazione come inviato del cielo, portato dai grandi maestri sulla Terra in difetto, onde riammetterlo nella universale armonia divina cosmica.
Il grande alchimista Fulcanelli, recandosi nel laboratorio di De Broglie, invitò i moderni fisici alla prudenza, dicendo loro che gli studiosi del Divino Sapere già conoscevano da 4000 anni i segreti ed i pericoli di una distruzione nucleare.
Con la caduta dell’Impero romano e l’invasione dei barbari, ritornò la grande oscurità e l’Arte Regia si trasferì in Oriente, dove fu ripresa e portata avanti da Avicenna; solo attraverso le crociate, persone qualificate, comprendendone l’alto valore, ne riportarono il contenuto in Europa. Allora l’Arte Regia prese nuovo vigore grazie a personaggi tra i quali uno dei più conosciuti fu S. Alberto Magno ed il suo discepolo S. Tommaso D’Aquino, che ci ha lasciato il trattato intitolato la “Pietra filosofale”.
Dopo secoli di oscurità comparvero altre figure importanti per l’Alchimia, tra le quali Ruggiero Bacone, Arnaldo da Villanova, Raimondo Lullo, fino ad arrivare a Basilio Valentino.
Nel 1400 tra tutti emerse Bernardo Trevisano, la cui sacra pazienza alchemica ci ammonisce tutti con queste parole: “Voi non potete raggiungere il vostro scopo senza inclinazione e senza perseveranza e senza il coraggio dell’attesa, perché chi non avrà pazienza non penetrerà in questa Arte. Voi siete ricercatori di un grande segreto: perché dunque non volete darvi da fare?”.
Nel secolo XVI venne alla ribalta Paracelso, allievo dell’abate Tritemio, il quale con il suo maestro applicò la conoscenza alchemica anche nel campo medico, supplendo all’ignoranza della scienza ufficiale con metodi nuovi che risultarono efficaci.
Incontriamo quindi Giordano Bruno, ucciso sul rogo dall’inquisizione romana per ordine di Papa Clemente VIII.
Tra i Rosa+Croce, custodi anche loro dell’Arte alchemica, troviamo Mayer e Boehme, autori di testi alchemici, fino ad arrivare a Saint Germain cioè Cagliostro.
Giungiamo così ai giorni nostri, al Principe Raimondo di Sangro di San Severo che ci ha lasciato un trattato alchemico, oltre ai suoi capolavori esprimenti l’Arte Regia nella cappella da lui edificata in Napoli (la Cappella San Severo in Via Francesco De Sanctis).
Nel secolo XIX Pasquale De Servis fu Il Grande Maestro di Ciro Formisano in arte Giuliano Kremmerz fondatore della Fratellanza di Miriam a scopo iniziatico, nella cui scuola l’Arte alchemica viene tramandata fino ad oggi, formando silenziosamente altri adepti nascosti, qualificati ed abilitati a svolgere, come donazione completa di se stessi, il servizio terapeutico a favore dei sofferenti e degli afflitti.
Vi sono alcuni adepti i quali silenziosamente hanno assimilato il testamento spirituale alchemico, e ne fanno tesoro vivendone la potenzialità, non solo per alleviare i mali ma per trasmettere anche ad altri, ritenuti idonei, il grande arcano, affinché sempre più numerosi convergano fra le masse tra i seguaci di Ermete Trismegisto, la cui dottrina non si è mai spenta.
Tali personaggi li possiamo considerare tra i rarissimi Figli del grande Trismegisto, i quali hanno incorporato l'autentica Sapienza svolgendo un’opera non solo esemplare in un cammino di vita altamente equilibrato, ma sono divenuti emanazione di poteri eccezionali, di penetrazione nel cuore umano, liberandolo da tutte quelle tenebrose sovrastrutture e sterili superstizioni, che ne avevano offuscato il palpito di un Dio che è amore e libertà di crescita spirituale, senza inutili e deleteri soffocamenti.
I grandi maestri hanno tramandato ai loro discepoli non solo oralmente insegnamenti segreti, ma anche scritti sapienziali di eccezionale valore filosofico e anche storico riguardante i vari periodi del passato, dove l'Arte Regia venne applicata secondo la capacità delle genti, fino al presente, dove un più ampio risveglio ha scosso le coscienze, spronandole a scrutare per decifrare i vari enigmi che lo riguardano sia nella vita presente che in quella futura.
L’Alchimia la possiamo paragonare ad un cammino di ascesi per incontrare il Dio di tutti gli dei, nelle varie espressioni (di fede).
Dio non ha creato le varie esistenze umane e celesti per restare un Dio sconosciuto, essendo Egli generatore di vita, la quale sussiste in tutto il creato. Rivolgendosi attraverso i grandi maestri alla prole terrestre offuscata per un difetto avvenuto in origine, con la Sua Intelligenza suprema, “POIMANDRES”, Egli cerca di penetrare nelle coscienze assopite, risvegliandole. Se Lui non intervenisse nelle nostre menti e nei nostri cuori, e noi non collaborassimo per aprirci al contatto diretto con Lui, non potremmo mai capire la Sua Divina e Reale Essenza.
Gli alchimisti realizzavano il processo alchemico attraverso l’Atanor, con i vari ingredienti misteriosi, nella fucina situata presso il Sacrario dove si preparavano spiritualmente, con astinenza completa da rapporti estranei che non riguardavano l’Arte Regia.
Dopo il lungo periodo di incubazione avveniva la prodigiosa trasmutazione dei metalli vili, nell’oro alchemico simboleggiante l’incorruttibilità, ciò riguardava la loro stessa persona, perché avvenendo in loro questa trasmutazione, essi diventavano modelli per i corpi corruttibili della prole terrestre loro affidata.
Gli Ebrei esperti in tale conoscenza nascosero un Dio in un triplice velo e gli diedero il sacro nome di Tetragrammaton <jod-he-vau-he> che significa lo jod maschile con la femminilità dell’Eva primordiale.
Vivendo la vita umana con i suoi limiti e difetti, con la sofferenza, lo sgretolamento dell’involucro che lo riveste, e lo spegnersi provvisoriamente del soffio vitale, ci devono spingere a penetrare il mistero della vita e della morte, ed il segreto di un continuo divenire fino a raggiungere nelle varie esistenze la realizzazione di ciò che significa il prodigio dell’ ORO ALCHEMICO, cioè divinizzato completamente dentro di noi, per divenire con Lui vita continua nella condizione del raggiungimento “geniale”, cioè della perfezione angelica, pieni di Amore altruistico.
Sapendo decifrare il libro della natura, dove è inserita la conoscenza divina, senza bisogno di altri insegnamenti, ci sarà dato di penetrare i segreti divini che riguardano direttamente ognuno di noi, ed il dono più bello, che il Creatore abbia concesso alle sue creature, ha impresso in ognuno di loro la sua divina immagine e somiglianza.
La lettura di questo testo dischiude la suprema e vivente realtà della simbologia di un Dio accessibile alla nostra non completa capacità di assimilarne la divina essenza, perché ne vivremo l’incarnazione del cuore, onde assimilarne l’autentica immagine di una Legge Divina e Suprema che lo raffigura identificandolo. Legge perfetta con Suprema Intelligenza, Legge che opera con Suprema Forza, Legge che produce l’Unità nelle varie armonie creative strettamente connesse con la sostanza primordiale.
La Legge è unica nel Dio Uno e Trino, la vita nei tre aspetti, paterna, materna, e la figliolanza divina. Attraverso i tre aspetti divini del Dio unico, generatore di vita, tutte le creazioni sussistono sottoposte alla Legge Unica, perfetta, attiva, scandita dalla Sua Intelligenza.
Attraverso tali leggi divine viene eseguito il processo alchemico nelle varie fasi di maturazione che si realizzano nel laboratorio allestito, interpretando saggiamente il libro della Natura, e la Grande Opera viene alla luce trasmutando l’essere, che vi si dedica con assoluta purezza di cuore, entrando in intimo contatto con Dio nel sacrario realizzato nel suo cuore.
Questo è il regno verso il quale siamo chiamati e se ne deve varcare la soglia con assoluta purezza e perseveranza, e ricordo ancora, con volontà attiva.
Tale opera è vietata ai fraudolenti, che ne rimarrebbero folgorati dal fuoco alchemico, non sostenibile dagli incapaci e dagli inetti che affrontano l’opera senza la dovuta conoscenza e preparazione adeguata.
Bisogna possedere le briglie, onde poter dominare le forze divine in gioco, le quali sono enormi potenzialità, molto pericolose se non si conosce la legge ed il potere di dominio. Dominare o essere dominati.
Tali eccelsi segreti devono essere avvicinati con fede, umiltà, amore e purezza di cuore, affinché possano essere sciolti i sette sigilli, che racchiudono i segreti alchemici che vivono attorno a noi e dentro di noi, che facciamo parte del libro della natura scritto dal dito di Dio.
La Tavola smeraldina, il testo degli alchimisti per eccellenza, è uscito dalla saggezza di Ermete Trismegisto, il Dio Thot degli egiziani.
Tale scritto, la Tavola smeraldina, si compone solo di 20 righe incise su lamina di smeraldo, il cui colore è un bel verde vivo, colore della Sapienza sacra dell’Arte regia.
Entriamo nell’argomento, ecco la prima frase incisa sulla Tavola smeraldina: “È VERO, SENZA MENZOGNA, CERTO E VERISSIMO”.
Innumerevoli sono gli scritti su questa frase, ma pochissimi si sono avvicinati all’esatta interpretazione, racchiusa nelle tre frasi esposte nella Tavola, che sicuramente si riferiscono ai tre piani del Sapere.
Tale Sapere è la chiave per dischiudere la porta onde penetrare nei Tre mondi della conoscenza unica, cioè la Materia, l’Anima e lo Spirito.
Il Vero, cioè la verità, è la prima condizione di ogni sapere.
L’iniziato dovrà partire con il cuore completamente sgombro e con purezza di intenti; diventare donazione di se stesso onde immergersi con il cuore nel cambiamento, perché il sovrumano rivela i suoi segreti altissimi, solamente divenendo quasi uno spirito puro di VERITÀ; ciò spiega perché la verità forgiava cavalieri che nell’etica cavalleresca onoravano la loro particolare causa d’azione, durante la veglia d’armi, fino a concedere nel giudizio di Dio un potere quasi magico.
Ermete Trismegisto nell’assoluta verità ci conferma che in essa vi è l’essenza di ogni sapere e di qualsiasi possibilità per una valida via spirituale.
Continuando nella lettura delle frasi incise sulla Tavola smeraldina, ne ripetiamo le frasi seguenti, cercando possibilmente di chiarirle: “CIO CHE È IN BASSO È COME CIO CHE È IN ALTO, E CIO CHE È IN ALTO È COME CIO CHE È IN BASSO, PER LA MERAVIGLIA DI UNA COSA UNICA. E SICCOME TUTTE LE COSE SONO E PROVENGONO DALL’UNO COSÌ TUTTE LE COSE SONO NATE DA QUESTA COSA UNICA PER ADATTAMENTO.”
Adesso cerco di entrare nel sapere ermetico per chiarire il dogma dell’Unità.
Il dogma, ossia la Verità Unica, non si può cercarla soltanto sulla Terra, ma attraverso la fede va cercata anche nelle sfere superiori, che ci vengono rivelate man mano che la nostra maturità spirituale possa concepirle dall’Intelletto.
La Fede è il ponte ed il collegamento tra l’intelletto umano ed il Divino per la graduale comprensione, che ci viene facilitata attraverso tale contatto sapienziale, il quale insegna che tutto proviene dall’Uno.
Sia Basilio Valentino che Raimondo Lullo si esprimono in tal modo nei loro trattati ermetici, anche Sinesio canta nei suoi Inni che la sorgente è una sola, “la radice è una e sprizza luce espandendosi in tre rami di splendore, per gli alchimisti sono il sale, il mercurio e lo zolfo”, affermando così che il soffio è uno il quale circola in tutto, compenetrando la terra stessa, onde vivificare le sostanze animate.
Il processo alchemico è il risveglio dell’Io divino primordiale, prigioniero in un involucro di una materia chiusa, di cui l’Ente creativo divino non ha colpa.
Il “conosci te stesso” significa lasciarsi redimere per riprendere l’aspetto primiero, dove le disarmonie di uno sbaglio di origine ritrovino l’unità armonica dell’Uno nella Trinità Divina.
Tale conoscenza è divina trasmutazione, riguarda ogni singolo individuo il quale deve fare sua la conoscenza che gli viene trasmessa, per far entrare la pace di Dio su di lui; così potrà conoscere l'Amore universale, che plasma anche il suo pensiero, così potrà giungere alla conoscenza dei due volti di Dio, quello visibile nel mondo fisico e l’invisibile che è lo Spiritus Mundi, scoprendo il senso di questa legge e il modo di applicarla, avendo il dominio che Dio aveva concesso all’Uomo primordiale, attraverso il continuo divenire dovrà raggiungere quello che il processo alchemico materialmente realizza, cioè la trasmutazione dei metalli vili nell’incorruttibile Oro Alchemico, il quale simboleggia la redenzione, ossia la liberazione dell’uomo sottoposto alla morte.
La Tavola smeraldina contiene ancora i versi seguenti: “IL SOLE È SUO PADRE, LA LUNA È SUA MADRE, IL VENTO LO HA PORTATO NEL SUO VENTRE; LA TERRA È LA TUA NUTRICE E RICETTACOLO. QUI È IL PADRE DI TUTTO, IL TELESMA DEL MONDO INTERO. LA SUA POTENZA RESTA INTERA SE CONVERTITA INTERA.”
Tali versi racchiudono i segreti delle leggi fondamentali, ossia la generazione universale e le divine leggi dell’equilibrio cosmico.
Il Sole, l’astro generatore di vita che riguarda il pianeta Terra, è la parte maschile che feconda la Luna, unendo i due opposti affinché la vita continui, e ciò vale per tutte le creazioni nel loro continuo cammino evolutivo.
La Terra deve superare gradatamente il contrasto che ci fu tra i due fratelli, “Caino e Abele” dove prevalse la morte, non avendo compreso l’armonia della vita.
In Abele era la fede dell’innocenza del cuore che si donava alla Divinità, mentre in Caino vi era un contrasto che lo portava ad odiare il fratello, vedendone la pace interiore ed il sereno colloquio con la Divinità.
Tale ripercussione è un insegnamento ai popoli, affinché capiscano che vi sono due principi, i quali sono chiamati ad attrarsi onde unirsi alla parte maschile e femminile, simboleggiati dal Sole e dalla Luna donatori di vita.
Il perfetto equilibrio è la Legge, che scaturisce benefica dal cuore di Dio che è Amore Universale.
Il bene ed il male sussistono quando la parte maschile e femminile non entrano nella divinizzante attrazione, onde fare di loro due, la perfetta unità in uno sposalizio di amore che produce la vita.
Dall’amplesso armonico dei due opposti avviene il fermento universale ed è questa l’immortale sostanza che perpetua l’eternità della vita.
Il seme generativo paterno universale rimane sterile, se non incontra la matrice materna cosmica, onde fecondarla, se si fermasse tale incontro generativo continuo, la vita si spegnerebbe non solo sul pianeta Terra ma in tutto l’Universo avverrebbe la morte.
Dio è perfezione assoluta, mentre nella creazione terrestre è avvenuta una rottura e una divisione della fase generativa che li completava, cioè il maschile e il femminile.
Avvenuta tale divisione si trovarono spogliati della condizione primiera, essendo avvenuta una trasmutazione inversa ossia l’incorruttibile oro alchemico di cui erano composti, divenne il corruttibile ferro, soggetto all’arrugginimento, ossia al disfacimento.
Il caduceo impugnato da Mercurio simboleggia l’albero della vita, cioè le due parti maschile e femminile e l’attorcigliamento dei due serpenti sono le due forze operative che mantengono vivo l’albero. Anche nel Calvario il Cristo crocifisso, tra i due ladroni, il buono ed il cattivo, riuniva in se stesso l’unità perfetta ed è questa la Redenzione onde riportare l’uomo dalla caduta nella sua condizione del giardino dell’Eden.
Il Bene ed il male sono posti sulla bilancia dell’equilibrio cosmico, il cui benefico influsso è la potente forza divina e il magnete di attrazione, onde riunire la potenza che da sola potrebbe essere malefica ed unirsi in matrimonio con la parte benefica positiva.
Il Bene è la forza divina creatrice positiva ed ha la facoltà di sottoporre al suo benefico influsso la parte del male, ed è questa la sorgente vitale dell’equilibrio universale dove le due facce e i due opposti si uniscono formando l’essere immortale in collegamento con la legge generativa.
Mentre il discepolo alchimista apprende le varie fasi di un processo trasformatore, subentra in lui l’irradiazione del Fuoco divino alchemico, il quale brucia le scorie che lo appesantiscono, disciplinando la sua graduale ascesi che liberandolo lo collega con l’infinito e ne entra a far parte.
In concomitanza con la disciplina, immediatamente, viene il soggetto immerso nella volontà, ossia di quell’arcano potere a realizzare se stesso verso la predestinazione per la quale è stato creato, onde realizzare il fine ultimo e tale è il vero segreto per affrontare l’opera alchemica, collegata con la colonna opposta di cui la volontà è forza, cioè maschile, mentre l’altra colonna è l’intelligenza ossia l’aspetto femminile, generativo della scintilla divina da noi posseduta.
La volontà è la chiave per accedere ai segreti del processo alchemico.
Gesù stesso ci conferma ciò quando dice “il Regno dei cieli lo rapiscono i violenti cioè i volenterosi, protesi verso il bene”.
Il discepolo sin dall’inizio subisce un insegnamento completo e gli viene fatto comprendere, che il raggiungimento è una conquista, a volte anche dolorosa, dovendo annientare le false inclinazioni e seguire il Maestro, anche sul calvario, per essere crocifissi insieme a Lui onde risorgere come sapienti e donare ad altri quello che si è ricevuto, come fece il discepolo prediletto di Gesù Giovanni l’evangelista, il quale ha scritto il quarto Vangelo ed il libro dell’Apocalisse, trattato altamente simbolico che racchiude verità divine che riguardano l’intera umanità, ancora completamente da decifrare. Possiamo dire che tutte le fasi del processo sono racchiuse in questo testo.
Il discepolo quando viene crocifisso subisce la passione imposta dal male, per la sua fase alchemica che è la redenzione del Cristo e dei suoi discepoli, e che ogni futuro maestro subisce onde attuare la redenzione per sé e per gli altri.
Difatti uno dei grandi alchimisti e maestri di Spirito, Tommaso da Kempis, monaco agostiniano autore della “Imitazione di Cristo”, ci disse che, “nella Croce c’è la salute e difesa dai nemici; in essa vi è vigore di mente, gioia spirituale, somma di ogni virtù e perfezione di santità”.
Il discepolo ermetico è chiamato a salire i gradini della scala sapienziale, armato di pazienza e sacrificio. Nove sono i simbolici gradini che portano il discepolo al possesso della croce, onde raggiungere la sanità e conquistare la scala della filosofia ermetica che distrugge la morte e produce la vita.
Gli autori dell’Arte Regia devono possedere la pazienza e l’umiltà, anch’esse doti del perfetto discepolo, mite ad una incrollabile fede, per essere sottoposti al superiore volere di Dio, onde trascendere la condizione umana fino a raggiungere il possesso dei poteri e a chiusura congiungersi con Dio. Nel completo abbandono delle umane illusioni e chiudendosi alle molteplici attrazioni mondane, la mente inferiore si dispone per ricevere l’autentica sapienza dei vari maestri filosofici.
Attraverso l’autocontrollo e signoreggiando i falsi istinti del proprio corpo, raggiunge il dominio dell’Arte Regia, avendone comprese le leggi universali che ci liberano dalla propria schiavitù.
Questa è la rinascita per i chiamati alla realizzazione dell’Oro alchemico, fino a proclamarsi Figli di Ermete, seguaci dei suoi insegnamenti.
Quando il cervello dell’uomo viene ripulito, divenuto limpido e luminoso, viene trasformato nello stesso laboratorio alchemico, dove si realizzano gradatamente le varie fasi, che l’alchimista compie nella fucina materiale, gli stessi pitagorici insegnavano la purificazione del proprio corpo affinché l’anima prigioniera ne venisse liberata per trasformarsi in Dio.
L’abate Tritemio indicava dei requisiti necessari per entrare puro nel mondo dello Spirito, ossia essere adorni di virtù, avere la coscienza monda, desiderare il bene per Dio, per sé, per il prossimo e non tendere alle cose malvagie né fare il male.
Lo stesso Gesù diceva “Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, siate accorti come i serpenti e candidi come le colombe”.
La veste bianca che gli alchimisti iniziati indossavano, mentre nel sacrario si preparavano alle varie fasi dell’Arte Regia, è simbolo di candore, potere divino che discendeva nel loro cuore mondo da ogni impurità, guidandoli nelle operazioni.
Il candore deve permeare il pensiero, affinché anche il suo linguaggio esprima la saggezza, attraverso le sue parole di luce.
La Vergine stessa, l’Immacolata, ha poggiati i piedi sulla candida Luna, dominando le forze disgregatrici del serpente che gli stessi discepoli dell’Arte alchemica devono sapere dominare per essere iniziati.
L’uomo è animato a riscattarsi e non sottoporsi alle forze del male che ne distruggerebbero l’essenza divina.
Al discepolo non sono richieste solo le virtù sopra menzionate, ma per essere un buon ermetista deve possedere una forte intelligenza ed uno spirito di sacrificio, essendo molto ardua l’impresa.
È nella Legge dell’Amore che il discepolo dell’Arte Regia completa gradatamente se stesso, perfezionando la sua iniziazione attraverso il Fuoco divino dell’Amore, lo stesso Gesù ci trasmise l’Amore attraverso la corona di spine, i fori dei chiodi, lo squarcio della lancia che il soldato romano, “Longino”, produsse penetrando nel costato, raggiungendo il centro dell’Amore, racchiuso nel petto di Gesù, che si apri per la redenzione del mondo intero.
Il buon discepolo dovrà fare una vita ritirata, per quanto è possibile, raccogliersi in profondi silenzi; praticare digiuni ed astinenze, deve amare il bene con entusiasmo e mutare il suo intelletto con letture edificanti le quali esprimono coraggio e realtà divine.
L’Arte alchemica viene necessariamente velata perché non è un pasto adatto ai profani e ai non chiamati a tali iniziazioni.
Molti sono i simboli attraverso i quali vengono espresse le varie fasi dell’opera, e lo stesso discepolo ne deve gradatamente cogliere i concetti onde penetrare in ciò che essi dicono allegoricamente.
Senza possedere il filo iniziatico per introdursi nel labirinto, non si può penetrare in esso per lo smarrimento che ne avverrebbe nell’incanto.
Il maestro iniziatore è il Glifo, cioè l’unica chiave di entrata nel labirinto, che custodisce il piccolo e il grande Arcano.
L’Alchimia prosegue
la sua opera per incidere
nel grembo della terra
l’apertura adatta a ricevere
il sangue del Cristo,
versato per la trasmutazione
dal secco sterile all’umido
che rinverdisce l’albero appassito,
onde trasmettere la vita divina
che il morente Cristo trasfuse sul Golgota
dell’espiazione e della purificazione.
Vita è stata la morte
dalla Sua resurrezione
ed il Sepolcro rimase vuoto
per la redenzione avvenuta.
Tale processo alchemico come in tanti maestri
e altri capi di religioni che persero la vita
fu la realizzazione dell’uomo nuovo
simboleggiato dall’oro alchemico.
Poco compresi sono i segreti dell’Arte Regia
riguardanti l’evoluzione spirituale umana
che vive la sua ignoranza ed è preparata,
al suo non tardo risveglio,
perché il secolo ventunesimo chiudendo al suo cielo,
darà inizio ad una umanità rigenerata,
rendendo manifesta la gloria del Dio altissimo
e di coloro che ne sono stati suoi strumenti,
sia gli alchimisti che i grandi mistici,
i filosofi e i martiri per incomprensione.
Tutta la terra gioirà
per il lieto evento
che vedrà fiorire con colori smaglianti
ogni angolo del pianeta.
In compimento è la sua divinizzazione
e le tenebre non avranno più ragione di sussistere, perché,
il Sole e la Luna
unendosi hanno riversato
il flusso refrigerante della divina
acqua di vita.
Le sorgenti sono ricolme
e l’irrorazione continua
ed è questa la potenza divina
che ha ucciso la morte
affinché si manifestasse soltanto la vita.
VEHUIAH
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LISTA ARTICOLI
- PRESENTAZIONE DELL’ARTICOLO ALCHIMIA SPIRITUALE
- L'UNICO VERO CORPUS HERMETICUM
- COMMENTO ALL'INNO AL SOLE DI GIULIANO KREMMERZ
- L'INNO ALLA CARITA'
- CHE COSA E’ LA FRATELLANZA TERAPEUTICO MAGICA DI MYRIAM?
- TRATTO DALLA CORRISPONDENZA DELLA NOSTRA SCHOLA
- LA COSCIENZA CHE DIVIENE AMORE DI DIO
- UN OMAGGIO AL MAESTRO GIULIANO KREMMERZ
- LUZ, IL NOCCIOLO DELL'IMMORTALITÀ
- ESEMPI DI PRUDENZA E SAGGEZZA
- LA DIMENSIONE TRASCENDENTE È IL CULTO DIVINO.
- DAL LIBRO I FONDAMENTI SPIRITUALI DELLA VITA DEL FILOSOFO VLADIMIR S. SOLOVIEV
- APPENDICE AL TESTAMENTO SPIRITUALE DI SALVATORE MERGÈ SULL’ "ALCHIMIA MATERIALE"
- PREGHIERA A MARIA
- LE MOTIVAZIONI CHE INDUSSERO GIULIANO KREMMERZ A ESCLUDERE I MASSONI DALLA NASCENTE E FUTURA FR+ TM+ DI MYRIAM.
- GALILEO ALL'INFERNO
- CONSIDERAZIONI FRATERNE
- IL VIAGGIO DI DANTE ALLA LUCE DEI RIMANDI ASTRONOMICI
- UN PENSIERO DI RINGRAZIAMENTO PER IL TESTAMENTO SPIRTUALE DEL M° SALVATORE MERGÉ
- LETTERA DI RINGRAZIAMENTO A FIRMA DI UN FRATELLO DI HERMES
- NOTIZIA STRAORDINARIA !!!
- KHEPRI
- LA PICCOLA CORONCINA PER LA DIVINA PROTEZIONE
- CURIOSITA' ASTRONOMICHE
- IL GENIO
- IL PENSIERO
- E NON CI INDUCA IN TENTAZIONE
- LETTERA A S.S. PAPA FRANCESCO
- MISURARE IL TEMPO IN CHIESA CON IL SOLE
- LETTERA DI RINGRAZIAMENTO E ALCUNE RIFLESSIONI SUL TESTAMENTO SPIRITUALE DI SALVATORE MERGÈ
- IL CUORE
- IL TERZO OCCHIO LA GHIANDOLA PINEALE O EPIFISI
- SIMBOLI DEL CUORE DI CRISTO
- LA BOCCA: LA PORTA DEL TEMPIO
- I MISTERI ISIACI
- ISIDE REGINA
- PREGHIERA A ISIDE
- LA LEGGE DELLE LEGGI
- COMUNICAZIONI
- ALMANACCO 2018
- INNO AL SOLE
- GENIO DI LUNA
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- IGNIZIAZIONE: IL VALORE DELLA PURITÀ
- LA TAVOLA ZODIACALE - SECONDA PARTE E FINE
- LA TAVOLA ZODIACALE - PRIMA PARTE
- MACROCOSMO E MICROCOSMO
- SIMBOLISMO DEGLI ANIMALI SACRI DELL'ANTICO EGITTO
- ASTRONOMIA AD OCCHIO NUDO
- KEPLERO IL PREVEGGENTE


