UNITÀ E FRATELLANZA DI GIULIANO KREMMERZ
Presentazione a cura della
Schola Philosophica di Teurgia Hermetica “Salvatore Mergè”
“Perché tutti siano una sola cosa.
Come tu, Padre, sei in me e io in te,
siano anch’essi in noi una cosa sola,
perché il mondo creda che tu mi hai mandato.”
(Giovanni 17,21)
Presentiamo un breve ma denso scritto di Giuliano Kremmerz, apparso nella rivista Commentarium, da lui diretta: testimonianza viva di una fede che, lungi dall’essere convenzionale, si alimenta alla sorgente unica della verità e del bene e riconosce nell’universalità del messaggio cristiano il suo respiro più ampio.
Non senza motivo, tuttavia, sorge un interrogativo: come mai, nel corso del tempo, alcuni interpreti della sua opera hanno trascurato — o talvolta negato — la dimensione cristiana del suo insegnamento, pur così manifesta nei suoi scritti e nella tradizione viva, restringendone l’orizzonte fino quasi a velarlo?
Invitiamo pertanto il lettore a prendersi del tempo per sé, per meditare in silenzio su queste pagine, brevi nella forma ma ricche di significato, le quali si inscrivono mirabilmente nel solco della sapienza ermetica e della rivelazione cristiana.
È in questa duplice luce che l’opera kremmerziana si dischiude: non soltanto nel suo significato letterale, ma lasciando intravedere quel filo d’oro che la percorre e la unifica nella continuità di una ininterrotta preghiera d’Amore.
Non siamo di fronte a un trattato teologico, né alla costruzione di un sistema filosofico o scientifico; piuttosto, siamo introdotti a una contemplazione che si volge al mistero racchiuso nell’affermazione giovannea: Dio è Amore.
Che cos’è dunque Dio per Kremmerz?
L’interrogativo è inevitabile per chi varca la soglia dei suoi scritti. In essi, Dio non appare come interlocutore immediato, né come figura che premia o punisce secondo categorie umane; ma neppure si dissolve in una legge impersonale, fredda e razionale, come in talune filosofie moderne.
Il Dio unico, principio supremo di Unità cosmica, si manifesta nella rivelazione cristiana come Carità: attraverso il sacrificio perfetto d’Amore del Figlio che si dona e nel Perdono, che ricompone l’umanità nella sua integrità spirituale perduta.
Kremmerz rievoca l’antica sapienza, a partire da quella pitagorica, che esprimeva il principio divino attraverso il numero “Uno”: non cifra tra le altre, ma segno dell’Unità indivisibile, “I”, radice e compimento di ogni molteplicità, la cui verità sfugge a ogni linguaggio discorsivo e analitico.
L’Unità divina è fondamento e legge del cosmo: origine ineffabile e termine ultimo di ogni esistenza, armonia che ordina e regge il ciclo della vita.
Il Sole ne è simbolo eloquente, in quanto fonte di luce e di vita e principio del movimento. Dalla sua irradiazione scaturisce la vita; nella sua luce si manifestano altresì le ombre, riflesso delle opere imperfette dell’essere umano.
Secondo l’uso della tradizione ermetica, Giuliano Kremmerz ricorre a etimologie e corrispondenze non per fini puramente teorici, ma per indicarne una possibile attuazione: accostando mundus, monos, unus, unicus, solus, allude al mistero del “Tutto-Uno”, già custodito nel Corpus Hermeticum attribuito a Ermete Trismegisto. Tale principio unico, nella pienezza dei tempi dell’annuncio cristiano, diviene epifania della Fratellanza universale nella Carità.
L’Unità si rivela così fondamento dell’universalità dell’annuncio cristiano e dell’ideale della Fratellanza ermetica kremmerziana di Myriam, attraverso la quale ogni essere umano può risvegliare la memoria della propria origine non terrena.
In questa luce, il precetto della carità illumina la ricerca spirituale: senza lo Spirito Unico non sarebbe neppure concepibile l’Amore universale. Esso si rivela come via regia del ritorno: l’Amore è preghiera, atto gratuito e consapevole che riunifica ciò che è disperso e riconduce ciò che è diviso e molteplice all’Uno, secondo la parola del Signore: “Amate i vostri nemici”.
La Passione di Cristo, in questa prospettiva vivente, assume valore cosmico: raccoglie ciò che è diviso e lo trasfigura nell’unità originaria.
L’ermetista non contempla solo la Croce, ma la pone continuamente nel petto come simbolo d’Amore nelle sue preghiere quotidiane. La Croce è segno di equilibrio tra gli elementi e sintesi universale, in cui l’Unità si manifesta come Amore, Perdono e Redenzione.
Non dimentichiamo, leggendo gli scritti di Giuliano Kremmerz, di trovarci di fronte a una delle più significative testimonianze dell’ermetismo cristiano: uomini illuminati, donati dal Signore, hanno lasciato segni tangibili per il risveglio delle coscienze assopite nei popoli.
“A chi crede, a chi ama, a chi spera -scriveva Giuliano Kremmerz - il senso vero della mia parola, che è la Tua legge.”
I fratelli della Schola
Il testo che segue è tratto dal Commentarium anno I n. 2
INTERMEZZO
UNITÀ E FRATELLANZA
di Giuliano Kremmerz
Roma 10 agosto 1909
L’Unità è sintesi completa in basso come in alto – nell’infinitamente piccolo e nell’infinitamente grande – è il sigillo della solidarietà umana sulla immensa distesa di questa piccola terra – è sinonimo di carità e di amore quando le due parole vogliono infrangere le barriere di pregiudizio che separano gli uomini e le nazioni tra loro – è l’espressione numerica del creato infinito e indefinibile, anima di tutte le anime e corpo di tutti i corpi – è valore assoluto della intelligenza che presiede al sistema dei mondi e alla catena gerarchica delle anime – è valore relativo nel monos – è virtù della essenza pitagorica delle cose separate e unite.
Uno è il Tutto. Unus è Monos greco – che significò solus, simplex, unicus, eximius – Monos nel dialetto ionico si scriveva e pronunziava Munus (µ?????) da cui unos unus latino, il solo, il semplice, l’unico, l’eccellente. Pan (??? neutro di ???) era l’Universum, il totus mundus, il summa rerum, da cui pan il dio Pane, universale la cui manifestazione è nel tutto, cioè nell’universo, Unus. L’autore filosofo del Chymicae Vanni parlando del cielo solare dice: Orbïs Solis, quasi solus, quod dictio Solis sive Solus … Dic ubi putrescant, moriantur et omnia crescant? Domanda: dove marciscono, muoiono e crescono tutte le cose? – La risposta è semplice: nel sole … e nel primo versetto lo predispone: Sol quasi solus – cioè nel unus o monos, che vale solus cioè nell’universo. Unus è un segno di progresso perché tutte le tendenze all’unità sintesi sono simbolizzate in questo ascenso ideale della Unità piccola alla Unità complessa, che abbraccia ogni manifestazione della civiltà. Nella scienza l’aspirazione è alla conoscenza unica; nella vita sociale, come i comuni si fondono nelle nazioni, queste tendono allo aggruppamento etnografico per poi aspirare alla sintesi unitaria della razza e poi alla fusione della razza nella umanità. La barbarie si separa dal mondo moderno pel carattere della fusione del piccolo separato nel grande omogeneo. Unus la formola matematica ideale del dio somma delle anime terrestri.
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