GLI INSEGNAMENTI PER I NOVIZI
“GLI INSEGNAMENTI PER I NOVIZI:
L’ANALOGIA, IL METODO SOGGETTIVO, L’ASTRALE.”
LA TESTIMONIANZA DI SALVATORE MERGÈ
SUL «DISCEPOLO FRANCESE» DI GIULIANO KREMMERZ.
A cura della
Schola Philosophica di Teurgia Hermetica “Salvatore Mergè”
1. Chi fu davvero Virgilio Bernard?
Alla ripresa dell'attività della Fratellanza di Myriam nel 1906, Giuliano Kremmerz indicava come proprio segretario generale a Napoli un certo Virgilio Bernard.
Una circostanza che richiama da vicino quanto già avvenuto nella fase fondativa del 1899, quando agli inizi della Fratellanza stessa Ciro Formisano si presentò come segretario del dottor Giuliano Kremmerz.
Con il passare degli anni, riaffiorano ricordi che rischierebbero di andare perduti. Tra questi vi è la testimonianza riguardo a Virgilio Bernard del Maestro Salvatore Mergè, ultimo discepolo diretto di Giuliano Kremmerz, al nipote, il Maestro Renato de Angelis.
«Mio zio, il Maestro Salvatore Mergè, mi raccontava spesso delle difficoltà e delle persecuzioni che “in quei tempi” dovette affrontare il suo Maestro Giuliano Kremmerz, a causa della missione divulgativa che sentiva essergli stata affidata dall'alto; un sacrificio non indifferente, che lo avrebbe infine condotto a lasciare la sua amata città natale». (vedi Il Testamento spirituale di Salvatore Mergè)
«Virgilio Bernard» – secondo la testimonianza orale trasmessa dal Maestro Mergè al nipote Renato de Angelis – «non era altro che uno pseudonimo di Giuliano Kremmerz. In procinto di lasciare Napoli nel 1907 egli decise infatti di firmare con quel nome il fascicolo delle “Istruzioni ai novizi”, quasi fosse un lascito alla Fratellanza che sapeva di lì a poco avrebbe potuto seguire soltanto da lontano e per interposta persona».
«Il Maestro Kremmerz non voleva che i suoi insegnamenti fossero alterati o travisati, come poi sarebbe effettivamente accaduto, da chi non ne aveva compreso fino in fondo il significato. Per questo decise di raccoglierli in un breve compendio, semplice e chiaro, destinato ad essere inserito tra le istruzioni per i novizi».
I due pseudonimi assunti da Ciro Formisano, Giuliano Kremmerz e Virgilio Bernard, presentano in effetti una struttura analoga: un nome di evidente matrice classica italiana accompagnato da un cognome dal suono straniero, non immediatamente riconducibile all'ambiente napoletano nel quale il Maestro era nato e si era formato.
Molto è stato scritto sulle ragioni della scelta del nome «Giuliano Kremmerz», mentre quasi nulla è stato osservato riguardo a «Virgilio Bernard».
Generalmente lo si è considerato un misterioso discepolo francese, senza interrogarsi più a fondo sul reale significato del nome.
Secondo la testimonianza orale trasmessa da Salvatore Mergè al nipote, Virgilio Bernard non sarebbe stato un personaggio autonomo, ma una veste assunta dallo stesso Kremmerz negli anni immediatamente successivi alla riorganizzazione della Fratellanza di Myriam.
Una figura reperibile soltanto attraverso una casella postale napoletana, riconducibile all’ambiente del Maestro e destinata a svolgere una funzione ben precisa nell’opera di trasmissione dell’insegnamento.
In questa prospettiva la scelta del nome assume un preciso valore simbolico.
«Virgilio» richiama naturalmente la guida sapienziale della tradizione dantesca, ma anche la tradizione virgiliana partenopea, tanto presente nell’immaginario esoterico napoletano.
«Bernard» può evocare San Bernardo, terza ed ultima guida di Dante nei cieli del Paradiso, ma anche San Bernard di Mentone, figura legata ai valichi alpini e all'area alpino-provenzale posta tra Italia e Francia.
Alla luce della testimonianza del Maestro Mergè al nipote, l'unione dei due nomi suggerirebbe sia il tema del viaggio, come passaggio attraverso i differenti stati dell'essere, che il tema della guida, come accompagnamento del ricercatore lungo il cammino iniziatico. Temi che appartengono entrambi profondamente all'insegnamento kremmerziano e che assumono un significato ancora più intenso, se rapportati al momento storico (1906-1907) in cui il Maestro si preparava a lasciare definitivamente Napoli e a proseguire la propria opera da lontano.
2. Di cosa trattano le “Istruzioni ai novizi” di Virgilio Bernard?
Mentre nella Pragmatica Fondamentale, Giuliano Kremmerz delineò in prima persona l’organizzazione della Fratellanza di Myriam e la sua finalità terapeutica, sotto la veste di Virgilio Bernard attraverso le “Istruzioni”, egli volle invece offrire ai novizi uno strumento semplice e sicuro per assimilare i termini della Tradizione ermetica e parlare un linguaggio comune all’interno delle future Accademie e Schole.
Non si trattava di proporre i dogmi di una nuova fede, o di presentare ideali cui aderire in modo sentimentalistico, ma di introdurre i nuovi aderenti alla pratica ermetica miriamica, evitando equivoci e interpretazioni fuorvianti.
Per questo il linguaggio delle “Istruzioni” è un linguaggio volutamente chiaro, in perfetta sintonia con lo spirito della Fratellanza, aperta per statuto a tutti, uomini e donne, senza distinzione alcuna, purché animati da una sincera volontà di operare per il Bene.
Ancora oggi Virgilio Bernard con le sue “Istruzioni” accompagna idealmente i novizi oltre i due grandi ostacoli che, come due grossi scogli, impediscono al ricercatore moderno, appesantito dal bagaglio culturale che porta con sé, di tuffarsi liberamente nel meraviglioso mare delle scienze ermetiche: il metodo dell’analogia e la nozione di astrale.
Comprendere correttamente questi due termini, analogia e astrale, significa acquisire le chiavi interpretative indispensabili ad orientarsi nell’intero insegnamento miriamico.
Innanzitutto cosa dobbiamo intendere per “analogia”?
L’analogia è il metodo stesso delle scienze ermetiche. Attraverso di essa il ricercatore familiarizza con l’ unità, che sottende alla molteplicità delle manifestazioni dell’esistenza, e coglie le corrispondenze che legano i diversi piani della realtà.
La pratica ermetica trova il suo fondamento proprio in quelle corrispondenze, e non può essere compresa a prescindere da esse.
Il metodo analogico è indicato da Giuliano Kremmerz anche come “metodo soggettivo”.
Kremmerz, utilizzando il termine soggettivo, non intende ridurre la conoscenza ermetica al carattere di relatività e di parzialità proprio delle opinioni, egli pone piuttosto l’accento sulla partecipazione diretta del ricercatore al processo della conoscenza, in quanto ogni ermetista è chiamato ad abbracciare con tutto se stesso la croce della via ermetica, fatta soprattutto di tanta preghiera d’Amore per il prossimo e per il proprio ascenso.
Cosa è l’astrale?
L’altro grande ostacolo che possono incontrare oggi i novizi nella comprensione delle scienze ermetiche è la nozione di astrale.
“Astrale” secondo l’etimologia simbolica proposta da Giuliano Kremmerz, diversa da quella filologica del termine, assume il significato di "senza luce", altrove di "luce nera", invisibile ai sensi ordinari, da intendersi come il campo oscuro, sottile, delle forze e delle cause che precedono le innumerevoli forme dell’esistenza universale.
Dal punto di vista macrocosmico, l’astrale può essere accostato all’antico principio igneo dell’etere, la materia sottile primordiale, prima manifestazione dell’Energia cosmica nello spazio e nel tempo indefinito, non accertabile con i metodi oggettivi delle scienze fisiche moderne.
Anche se l’etere non è parte del lessico scientifico corrente, alcuni interpreti hanno ravvisato, nelle moderne teorie fisiche, nuove prospettive di riflessione sui rapporti tra Energia, spazio e tempo.
Già nel lontano 1905, Giuliano Kremmerz sorrideva alla nascente teoria della relatività di Einstein, in quanto possibile punto di contatto, prevalentemente sul piano filosofico, con alcune intuizioni della Tradizione esoterica occidentale, riguardanti in modo particolare il principio dell’etere e la concezione dello spazio e del tempo.
“Questo io scrivevo nel 1905, dopo sedici anni si accenna a una nuova rivoluzione dello scibile, con le teorie nuovissime di Albert Einstein a carattere matematico ma… a contenuto schiettamente cabbalistico. La teoria della relatività, nella determinazione di spazio e di tempo, la concezione anti-euclidea, le negazioni delle verità assiomatiche accettate come assolute, lo sfacelo della dottrina newtoniana e la concezione scientifica di una visione dell’esistente in natura a quattro dimensioni formano un cumolo di percezioni… cabbalistiche, che se non fosse stato presentato con forma strettamente matematica e dimostrativa ai già convertiti superuomini del Collegio di Londra, da un membro ebreo tedesco dell'accademia imperiale di Prussia, non sarebbe stato neanche preso sul serio e assunto all'onore dell'audizione” (nota dell’autore, Giuliano Kremmerz, I Tarocchi, Portici febbraio 1905).
Notiamo che l’astrale o etere nell’essere individuale, microcosmico, umano, corrisponde allo stato di coscienza non completamente soggetto alle limitazioni corporee, di cui costituisce come l’ “ombra”, un prolungamento e una proiezione.
Lo stato di sogno può darci una rappresentazione immediata della dimensione astrale, in quanto nella dimensione onirica l’essere umano ha una percezione del tempo e dello spazio apparentemente meno limitata rispetto allo stato della coscienza ordinaria.
Si tratta di una analogia, ovvero della corrispondenza tra due stati che appartengono comunque a due piani diversi della realtà individuale - grossolano e sottile - per cui non dobbiamo intendere erroneamente che la dimensione astrale dell’essere umano sia identica a quella del sogno, ma che tra le due vi siano alcune somiglianze utili alla loro comprensione, ma anche altrettante e forse maggiori fuorvianti differenze.
La dimensione astrale può essere considerata il principio attivo e vitale dell’essere corporeo umano, rispetto al quale essa rappresenta “colui che veglia”, “il genio”, e non uno stato passivo come quello del sonno.
La manifestazione esteriore più immediata dell’astrale nell’essere umano è propriamente chiamata “aura”, dal greco letteralmente soffio, essa è l’energia che emana da ogni essere umano, continuamente soggetta a mutamento per l’azione dei pensieri, delle emozioni e dei comportamenti, ma anche delle forme intelligibili.
Come l’etere, l’aura non può essere oggetto di analisi con i metodi delle scienze sperimentali moderne, tuttavia, il moltiplicarsi di studi che provano l’esistenza di interazioni tra mente e corpo, come ad esempio quelli sugli effetti dello stress sul sistema immunitario, pur non provando direttamente l’esistenza dell’aura, contribuiscono ad evidenziare quanto meno la possibilità teorica dell’esistenza di un “continuum” tra la dimensione fisica e mentale.
Ogni scienza autentica, incluso l’Ermetismo, si compone sempre del binomio teoria e pratica, conoscenza ed esperienza.
La comprensione della dottrina ermetica nasce dalla volontà di applicazione e dalla verifica personale, per questo motivo, ribadiamo, il metodo analogico proprio delle scienze ermetiche è detto da Giuliano Kremmerz anche “metodo soggettivo”.
Nelle scienze ermetiche il soggetto è parte attiva della conoscenza, la sintesi che in esse si opera consiste nel “rispecchiarsi” del soggetto nell’oggetto della conoscenza.
Confrontiamo per un momento il sistema tolemaico del sacerdozio antico, sul quale si fondano i simboli ermetici dei pianeti, con il sistema copernicano della scienza moderna.
Nel primo emerge con evidenza l'applicazione del metodo analogico e soggettivo, poiché esso si basa sull'esperienza concreta del Sole e della Luna che ogni individuo osserva alternarsi nel cielo. Il soggetto diviene così il laboratorio nel quale la conoscenza si costruisce a partire da elementi certi e verificabili sulla Terra, intesa come giardino della Sapienza, i quali rifioriscono sotto la luce delle virtù intellettuali del ricercatore.
Le verità ermetiche si riflettono nelle virtù di chi le ricerca, come in un vetro purissimo che consente di contemplare nitidamente l'orizzonte verso cui si apre. Tali virtù, al contrario, non sono affatto richieste dal metodo cosiddetto «oggettivo» della scienza profana.
Occorre che scienziati e filosofi riflettano su come e quando si sia prodotta questa dicotomia nella mentalità moderna, affinché si possa provvedere, per il bene comune e nel tempo opportuno, a restaurare il principio dell'unità, tra verità e bene, principio che permane ancora integro nei fondamenti della conoscenza ermetica.
Pur appartenendo a un contesto differente, la celebre espressione di Sant'Agostino, «credo ut intelligam», presenta un'interessante corrispondenza con il metodo analogico e soggettivo, ossia con l'idea, centrale nella dottrina ermetica, secondo cui la disposizione interiore del soggetto è parte attiva nella comprensione profonda di certe verità che altrimenti resterebbero oscure.
Nell’ermetismo kremmerziano “la fede” costituisce la disposizione interiore più adatta, perché l’intelligenza umana non si chiuda nei propri limiti, ma si apra alla Sapienza vivente. Come il fiore che si schiude alla luce e attraverso l’opera delle api porta a completamento il proprio ciclo di vita, cosi l’anima irradiata dalla Luce creativa d’Amore universale matura il suo essere attraverso la realtà che la trasforma e la trascende, oltre la misura ordinaria dell’intelletto umano.
La preghiera è la musica interiore che orienta l’anima nella ricerca della corrente ascensionale e la guida oltre il muro grezzo delle sensazioni e delle percezioni terrene, verso una coscienza più sottile.
L'opera ermetica mira all'elevazione dell'essere umano attraverso l’esercizio della volontà orientata al bene nella preghiera d’amore, con la convinzione che soltanto l’altruismo, apra le porte al Mondo Invisibile e renda possibile il contatto con le Intelligenze benefiche, donate al mondo intero dall’ “ESSERE UNICO”.
Per volontà del suo fondatore, Giuliano Kremmerz, nelle Accademie e Scuole Ermetiche della Fratellanza di Myriam, l'Amore per il prossimo si traduce concretamente nell’esercizio delle possibilità terapeutiche dell'aura e del genio umano mediante la purificazione, la meditazione e soprattutto la preghiera quotidiana, rivolta agli ammalati e ai sofferenti, secondo il precetto evangelico che costituisce uno dei cardini della nostra Tradizione:
«Ama il prossimo tuo come te stesso». Mt 22,37-39
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