Quel cielo immortale e divino, il cui moto non conosce sosta, che non ha né principio né fine e che contiene ogni cosa, riteniamo che, nella sostanza, non sia altro che aria, e che il suo moto non sia diverso da quello dell’aria. Inoltre conosciamo una duplice aria, ossia una turbolenta e tempestosa, che è parte della sostanza della terra e che partecipa alla costituzione di quest’unico globo, e l’altra tranquilla, qual è quella che intorno alla terra cede ovunque agli astri che l’attraversano, contiene tutte le cose e tutte le sostiene.

Gli antichi e i moderni attribuirono il cielo agli dèi, intendendo in realtà per dèi gli stessi astri, tra i quali posso affermare che nessuno possa identificarsi con il primo Dio: sebbene per i Caldei, il sole, che si trova al centro dei sette astri che sono vicini al nostro globo, sia tempio e tabernacolo del grande Dio, e per i Pitagorici Dio sia l’infinito spirito che penetra, comprende e vivifica tutte le cose, uno degli astri è dunque la terra, che è compresa da un cielo non meno degno e alto di quello di qualsiasi altro astro. Tra questi astri vi è, ingenerata e incorruttibile, l’aria immensa, che in quanto corpo spirituale regola e sostiene tutte le cose, la quale o è la prima sostanza o, certamente, fra tutti gli enti, è il più affine al primo efficiente, e che grazie agli atomi e allo spirito, compone più solidi e densi corpi, quali solo gli astri e le membra degli astri. Essa è il firmamento rappresentato dall’immagine del reggitore Atlante, che sostiene tutte le cose senza fatica e al quale nessun peso che gravi su di lui induce stanchezza e debolezza. Le terre superiori, dunque, non sono né pesanti né leggere, così come questa terra, che si sostiene con la sua mole nella regione infinita. Pertanto gli altri astri non hanno motivo di cadere, non meno né per altra ragione di questa terra, da ogni parte indifferente all’aria; di conseguenza, null’altro li determina al movimento se non ciò che è conveniente per la loro esistenza, i corpi ignei dagli acquei, gli acquei dagli ignei, i freddi dai caldi e i caldi dai freddi, in modo da alimentarsi a vicenda. Non è, dunque, una rivoluzione più veloce che sostiene gli astri, come dice Empedocle, né la presenza di quella quinta essenza di cui fantastica Aristotele. In verità, alcuni astri, poiché in essi il fuoco predomina sull’Oceano, sono ritenuti ignei o sono fuochi, ad esempio i soli che brillano di luce propria; altri invece, poiché in essi è l’acqua a eccedere e poiché girano attorno ai propri fuochi, dai quali si alimentano, sono altre terre che, da una superficie diafana esposta ai raggi luminosi, emettono una luce più debole.

Non è minimamente credibile per noi e per gli altri che giudicano più rettamente che possa esistere e permanere da qualche parte un fuoco puro, semplice, immisto, laddove un mondo privo di abitanti e vuoto non si addice alla bontà e dignità della natura. Allo stesso modo, non è neppure possibile che in qualche luogo superiore possa esserci solo acqua, dalla quale neppure gli animali acquei riuscirebbero a trarre nutrimento e vita, alla cui reciproca voracità è necessario preesista qualcosa di cui essi siano costituiti e dove possano conservarsi. Necessariamente, dunque, tra gli astri così costituiti alcuni si muovono intorno ad altri, come le terre intorno a questo sole, altri invece ruotano tra gli altri, come questo sole igneo in mezzo ai corpi acquei. Accade poi che, tra i pianeti, alcuni compiano orbite maggiori intorno ai soli, altri minori, così da compensare con la lentezza la lontananza, cosicché, dico, si riscaldi nella stessa misura il più distante, muovendosi più lentamente, e il più vicino con un movimento più veloce. Al sole pertanto, che si trova al centro, è sufficiente muoversi con un’orbita minore o, come ritengono alcuni, rimanere fermo. Se così stanno le cose, quanto è lontano il nostro Aristotele dal traguardo della verità, quando, per spiegare perché alcune stelle si muovano più lentamente, altre più velocemente, alcune animate da un gran numero di movimenti, altre da meno, adduce la ragione che le famose sfere ruotano, una con maggiori e innumerevoli stelle, altre con una stella soltanto.

Tutti gli astri, dunque, che si trovano al di la di Saturno, dai quali non è visibile alcun moto, ma il loro sfavillare, sono fuochi ossia soli: è evidente, infatti, anche se a pochi, che, come questo sole tra le sue terre, così anche quelli si muovano tra le terre. Le loro terre o acque non sono visibili a causa della rilevante distanza, sia perché sono corpi minori, in quanto proporzionali ai loro soli, come queste terre a questo unico sole, sia perché gli astri che brillano di luce riflessa non presentano un diametro di visibilità a una così lunga distanza, come gli astri che risplendono di luce propria. Di qui, Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio e la Luna che sono terre, mostrano a noi un aspetto del tutto simile a quelli degli astri ignei soltanto a causa di quella vicinanza di cui abbiamo detto: questo, infatti, non succederebbe se distassero da noi quanto le regioni degli altri corpi ignei al di là di Saturno. Da uno specchio vicino, infatti, e da una candela vicina appare una luce simile, ma se entrambi vengono allontanati, la vista della luce nello specchio scompare in modo incomparabilmente più veloce rispetto a quella della luce reale. Sebbene, dunque, vi siano altre teere intorno ad altri soli, oltre questo spazio intorno a noi e questo sistema di astri (in quanto necessarie per la vita universale), tuttavia esse non hanno né la possibilità di rendersi visibili a noi, né quella di eclissare quei soli. Presso di noi infatti la Luna eclissa il Sole non ha causa di quella vicinanza che può avere rispetto ad esso, ma per quella che ha rispetto ai nostri occhi.

Si trova detto ottimamente da qualche parte che quei corpi si conservano in virtù di un’anima eterna che li governa e opera in essa; questa infatti mantiene unite, congiunte e ordinate le parti degli animali che, se l’anima se ne allontana, si dissolvono. Inoltre l’anima compie ciò immediatamente e prossimamente, ma in primo luogo e principalmente lo compie quella causa che è chiamata spirito vitale insito in ogni cosa e anima del mondo infinitamente diffusa. Non può dunque derivarne una vita affannosa e triste; la condizione di quegli animali non è, in realtà, la stessa della nostra: ogni cosa, infatti, avviene per natura e in maniera naturalmente potentissima là dove la vita e l’anima non sono mutuate da ciò che li contiene, ma sono loro proprie; né gli astri hanno qualcosa di estraneo e che opponga loro resistenza che essi, muovendosi, trasportino e trascinino, né nelle loro vicinanze un contrario verso cui migrare o in cui mutarsi, ma spontaneamente fuggono il contrario e perseguono il simile. Come noi, dunque, vediamo, respiriamo, dormiamo senza fatica e affanno, e in noi, grazie all’anima che svolge ininterrottamente le funzioni vitali, gli umori e gli spiriti vitali circolano continuamente, così conviene che quelle membra principali del mondo e quegli animali divinissimi per i quali tutto si compie nel modo più conveniente, non subiscono minimamente l’affanno della fatica.

Che cosa teme dunque Aristotele dall’anima che governa?

Sia concesso perciò agli astri di procedere con la stessa massima facilità da ogni parte dell’immenso spazio in ogni direzione; un certo fine e una certa necessità vitale assegnino loro orbite certe e determinate, che non si spostino in quanto trasportati da sfere ( nelle quali siano fissati come chiodi) né in quanto spinti o fatti ruotare da ministri, ma grazie a quella forza dell’anima che con tanta più certezza si attribuisce ai corpi principali, integri e più divini, quanto più vile è la condizioni di noi, ai quali essi forniscono anima e corpo, noi che nasciamo e siamo nutriti nel loro grembo e in essi siamo accolti una volta dissolti. Sono gli astri, dunque, quei corpi che in maniera incomparabilmente piu agile degli uccelli che fendono l’aria con le ali si spostano per lo spazio etereo; perché ciò è stato disposto per natura non meno di quanto il volgo immagina che la terra stia per natura in quiete al centro.

Perché allora andiamo in cerca di un’aria o di qualcosa di più sottile dell’aria, o sostanze spiritualissime e vane, fino a quella rarefatta quinta essenza, che trascini tanto vasti e solidissimi corpi, piuttosto che essere penetrata e pervasa da essi?

Inutilmente Aristotele si sforza di mostrare che il moto circolare degli astri è geometricamente regolare. Sé, dunque, questi moti hanno una qualche regolarità, questa non riguarda la circolarità, bensì la natura della causa per cui si muovono. Né correttamente Aristotele riconduce a qualche principio ed elemento semplice le differenze di moto, le quali sarebbero da attribuire agli stessi interi animali che sono costituiti di parti eterogenee, cioè gli astri, la sostanza dei quali è necessariamente costituita dai quattro elementi.

Quindi risulta estraneo ad ogni ragione e ad ogni senso immaginare l’acqua intorno alla terra, l’aria intorno all’acqua, il fuoco intorno all’aria: poiché tutti questi elementi convergono insieme in un unico corpo e unica superficie sferica. Dunque, o non possiamo affermare che l’acqua sta sopra la terra più di quanto la terra sta sopra all’acqua o, se è lecito fare paragoni, confermiamo la verissima opinione di Talete e dei teologi, i quali ritennero, fin dall’origine, la terra fondata sopra le acque; l’elemento acqueo è infatti spessissimo, densissimo e, di conseguenza, pesantissimo.

Se le cose stanno così, non vi è nessuno dei corpi principali che abbia una superficie sferica convessa, eccetto l’aria pura o cielo; e se è lecito chiamarla cielo, certamente ci sono tanti cieli quanti astri; ai quali tuttavia, dal momento che hanno la possibilità di muoversi, accade di essere accolti ora in un altro cielo. E se qualcuno ci chiede: qual è alla fine l’ordine in questa in finitudine di corpi e quali sono, tra tutte, le regioni perfette? Chiamiamo singole regioni, secondo una diversa accezione di mondo, quelle che accolgono intorno al proprio sole i singoli sistemi di pianeti.

Gli astri infiniti si muovono, dunque, nello spazio immenso, secondo leggi definite, mentre l’universo uno, infinito permane immobile; esso, come non ha alcuna circonferenza, così non ha neppure alcuna forma, e in esso è proprio dell’etere terminare e limitare i singoli astri, i quali sono idonei al movimento (sia che si muovono di per sé per l’etereo campo sia invece seguendo il moto dell’orbita deferente) non meno se sono di forma angolare che sferica. Non potresti ritenere nessuno degli astri di qualunque specie esso sia, cioè sole o terra, al centro o sulla circonferenza dell’universo, dato che si è dimostrato che ciascuno astro ha ovunque intorno a sé uno spazio infinito. Da ciò deduci in che modo puoi ritenere tutti gli astri al centro, o nessuno. A tutti gli abitanti degli astri sembrerà tuttavia, di occupare il centro dell’universo; come infatti sulla superficie di qualunque globo si può desumere il centro dell’emisfero e dell’orizzonte in qualsiasi e da qualsiasi punto indifferentemente rispetto agli altri, così, in qualsiasi regione o punto dell’immenso etere ti trovi, essendo ovunque lungo l’orbita, gli astri separati l’uno dall’atro da distanze definite e precisi intervalli, scorgerai l’immagine dello spazio immenso. E così, mentre l’astro ruota intorno al centro della propria grandezza, l’intero immenso universo con tutti quanti gli astri, come un unico continuo, sembrerà ruotare con un moto rapidissimo. Per tale ragione, in quanto la terra (affinché non intorpidisca per il freddo o arda per il fuoco) ruota da ogni parte intorno al sole per trarne il calore, per la sua vita e per quella dei propri abitanti accade che l’ignoranza di questo suo moto porti a immaginare orbite deferenti di corpi fissi, e quel cielo delle stelle fisse che trascina ogni cosa, e confermi tutta l’ignoranza della natura dei sensi profondamente alterati; mentre infatti ai sensi sembra che la terra stia ferma al centro essa invece (come uno dei nobilissimi astri) in questa parte dell’eterea regione, regolarmente per necessità naturale, percorrendo il proprio spazio, verso poli definiti, gira intorno al proprio centro e al sole.

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