17)

ESSERE GIUSTI E DECISI AD OGNI TEMPO


Al leone morto, persin le lepri tirano la criniera.

Non si può giocare con il valore;

se si cede al primo, bisognerà cedere anche al secondo, e così via,

via fino all’ultimo:

si finirà per superare tardi quella stessa difficoltà che sarebbe stato bene vincere al primo colpo.

La risolutezza dell’animo val più di quella del corpo;

è come la spada,

e deve stare sempre inguainata nella sua saggezza,

ma pronta ad ogni occasione.

È la salvaguardia della persona.

Fa più male il declinare dell’animo che quello del corpo.

Ebbero doti eccelse molti che,

per mancanza di questa risolutezza,

parvero già morti da vivi e rimasero sepolti nella loro ignavia.

Non senza il volere della Provvidenza,

la natura sollecita sposò la dolcezza del miele all’acutezza del pungiglione,

nell’ape.

Se nervi ed ossa abbiamo nel corpo,

 

neppur l’animo deve essere tutto mollezza.



16)

 

ESSERE RIFLESSIVO È UNA DOTE

 

 Far presto, ma far bene.

Ciò che si fa istantaneamente, istantaneamente si disfa;

ma ciò che deve durare per l’eternità,

si deve tardare un’altra eternità a farlo.

Non si tiene in conto che la perfezione,

e soltanto ciò che riesce bene permane.

L’intelletto che è veramente profondo s’acquista l’eternità.

Ciò che molto vale costa molto,

giacché anche fra i metalli il più prezioso è il più pesante e quel che più tarda a fondere.

 

15)

CONTENERSI DA SAGGI


Non ci si deve mostrare ugualmente destri con tutti,

né si debbono impiegar più forze di quelle che sono necessarie;

non s’hanno da sprecar il sapere, né il valore.

Il buon falconiere non lancia sulla preda un falco più robusto di quel che sia necessario per coglierla.

Né si deve sempre mettere in mostra quel che si sa e si può,

perché il giorno dopo non si desta più la meraviglia di nessuno.

Ci deve esser sempre qualche novità da mettere in evidenza,

perché chi di giorno in giorno scopre qualche cosa di più,

mantiene sempre viva l’aspettazione,

e mai gli altri riescono a scoprire dove finiscono le sue capacità.



14)

TUTTE LE COSE ANDREBBERO VENDUTE CON CORTESIA E GENTILEZZA


In tal modo ci si accaparra meglio la gratitudine.

Ciò che l’interessato chiede sarà sempre nulla a petto del generoso dono di chi spontaneamente dà. 

La cortesia, la gentilezza non solo dà, ma suscita riconoscenza, e una gentilezza ricevuta obbliga più di qualunque altra cosa a ricambiare.

Per la persona dabbene non esiste cosa più cara di quella che gli si dà;

e così chi dà gentilmente, la vende due volte e ha due prezzi:

quello del valore e quello della cortesia.

È vero che per l’uomo meschino, ignorante, la cortesia è arabo addirittura, perché non riuscirà mai a comprendere i termini del buon procedere.

 

 


13)

PARLARE QUALCHE VOLTA IN MODO ORIGINALE E FUORI DAL COMUNE METTENDO IN LUCE LA VERITÀ

 

È indice di capacità superiore.

Non s’ha da stimare chi mai ci fa opposizione,

perché ciò non è segno dell’amore che lui ci porta,

ma di quello che porta a sé stesso;

non ci lasciamo trarre inganno dall’adulazione,

finendo per ricompensarla, ma la dobbiamo condannare.

Essere oggetto della mormorazione di alcuni,

si deve considerare un segno di stima, soprattutto quando si tratta di coloro che sogliono dir male di tutti i buoni, in particolar modo dei fratelli.

Quando le nostre parole e le nostre azioni piacciono a tutti,

bisognerà preoccuparsi, perché sarà indice che non sono buone:

 

la perfezione, infatti può piacere soltanto a pochi.


12)

SAPER RICONOSCERE IL PIÚ GRANDE DEI PROPRI DIFETTI


Nessuno al mondo può vivere senza il contrappeso della sua qualità migliore;

ma se l’indole favorisce il difetto, questo s’impadronirà dell’uomo tirannicamente.

S’incominci a fargli guerra,

mettendo ogni cura nel combatterlo apertamente;

e il primo passo sia quello di scoprirlo,

giacché, una volta riconosciuto,

sarà bell’e vinto, soprattutto se interessato se ne farà quello stesso concetto che se ne fanno coloro che lo osservano.

Per essere veramente padroni di se, bisogna andare anche contro se stessi.

Una volta che si sia abbattuto questo creatore di imperfezioni,

anch’esse saranno presto finite.



11)

NON COLPIRE IN MALO MODO I GUSTI ALTRUI


Facendolo,

si infligge una pena invece di dare un piacere.

Certuni infastidiscono il prossimo proprio quando pensano di renderselo riconoscente,

perché non son capaci di comprendere i caratteri.

Ci sono azioni che risultano lusinghiere per certuni,

mentre per altri suonano offesa;

e quello che s’intendeva fare per vantaggio altrui, diventa insulto.

A volta dare un dispiacere costa più di quanto sarebbe costato fare un favore:

e si perde la riconoscenza e il dono va perduto perché non si è  cercato di agire,

in modo da riuscire graditi.

Se non si conosce l’altrui indole,

difficilmente si riuscirà a soddisfare colui che intendiamo beneficare;

da questo consegue che mentre qualcuno pensa di tessere un elogio,

pronuncia invece un vituperio:

e questo è castigo ben meritato da chi non sa regolarsi.

Altri pensano di interessare con lo sfoggio d’eloquenza,

 e invece tormentano l’anima altrui con la loro loquacità.



10)

APRIRE GLI OCCHI PER TEMPO

 

Non tutti coloro che vedono hanno aperto gli occhi,

e non tutti coloro che guardano, vedono.

Accorgersi troppo tardi delle cose, non giova più, ed anzi rattrista;

certuni incominciano a vedere quando non ce n’è più motivo:

prima di farsi loro stessi, hanno disfatto le proprie case e le proprie cose.

È difficile dare intelletto a chi non ha volontà;

ma più difficile ancora è dare volontà a chi non ha intelletto;

chi sta loro intorno, li scarnisce come cechi,

offrendo motivo di riso a tutti gli altri;

e poiché sono sordi per udire, non aprono gli occhi per vedere.

Ma non mancano di quelli che fomentano questa sorta di insensibilità,

perché l’esser loro consiste unicamente nel non essere degli altri.

 Infelice è il cavallo, il cui padrone non ha occhi, perché non ingrasserà mai.


9)

NON DIVIDERE MAI UN SEGRETO CON CHI È PIÙ POTENTE

 

Si crede di spartire pere e si spartiscono pietre.

Molti morirono per essere stati confidenti.

Costoro si possono paragonare a cucchiai fatti di pane

Che finiranno per essere mangiati anch’essi.

Il fatto che un principe comunichi un segreto,

non è un favore che si riceve, ma un tributo che si paga.

Molti infrangono lo specchio perché rammenta loro

La bruttezza che ha riflesso; non posson vedere chi li ha veduti;

e non è mai ben visto chi ha visto il male.

Non conviene troppo stretto nessuno, e tantomeno il potente.

O, se si vuol farlo, ciò potrà più facilmente avvenire grazie ai benefici fatti,

che non contando sui favori ricevuti.

Sono soprattutto pericolose le confidenze fatte tra amici.

Chi ha comunicato i suoi segreti ad un altro ne è divenuto lo schiavo;

se si ha poi che fare con sovrani, si tratta di una violenza che non può durar a lungo.

I potenti anelano a redimere la propria libertà perduta,

e per raggiungere lo scopo si metteranno sotto i piedi ogni cosa,

perfino la ragione.

Perciò i segreti non s’hanno né da dire né da ascoltare.


8)

È SAGGIO SAPERSI RISPARMIARE I DISPIACERI


È proficuo atto di saggezza evitare i dispiaceri.

E la prudenza ne evita molti:

essa è la LUCE della prosperità e per conseguenza della contentezza.

Le notizie odiose, si cerchi di non darle e meno ancora di riceverle:

si deve chiuder loro ogni ingresso, quando non si dia adito contemporaneamente al rimedio.

A certuni si consuman le orecchie a forza di ascoltare la gran dolcezza delle adulazioni;

ad altri a forza di udire amarezze e mormorazioni;

e c’è infine chi non sa vivere senza un pochino di quotidiana afflizione,

allo stesso modo che Mitriade non poteva stare senza veleno.

E non è neppure il modo migliore di mantenersi bene, il volersi procurare un dispiacere eterno per arrecare ad altri piacere per una sola volta, anche quando si tratti della persona più intrinseca.

Non si deve mai peccare contro la propria felicità per compiacere chi ci consiglia ma si tiene poi alla larga dalle conseguenze;

e in ogni occasione, sempre che vengano ad accompagnarsi il desiderio di far piacere ad un altro e la necessità di procurare a se stessi un dolore,

si scelga la via più conveniente: è meglio che l’altro abbia ora un dispiacere,

 purché non tocchi poi a te soffrirlo senza rimedio.

7)

COMPORTAMENTI SAGGI


Certuni nascono prudenti; entrano nella vita con questo vantaggio dell’intuizione connaturata nella saggezza, e in tal modo si trovano già a metà strada per raggiungere il successo.

Con l’età e con la esperienza, la ragione giunge a perfetta maturità, 

e anche il giudizio diviene assai moderato.

Aborriscono ogni capriccio, come vana tentazione per la saggezza, e per questo soprattutto in materia di Stato, laddove per la somma importanza delle decisioni di richiede la più completa garanzia.

 Costoro meritano di stare al timone, o come consiglieri, o come esecutori.


6)

LA MATURITA'

E' dote, questa, che risplende all'esterno, ma più ancora nei costumi di chi la possiede.

Il peso materiale rende prezioso l'oro, e quello morale la persona:

è qualità che aggiunge decoro a tutte le altre doti, e procura venerazione.

La compostezza d'un uomo è come la facciata della sua anima.

E non si tratta di una stoltezza che non s'abbandona a troppe smancerie, come vorrebbe che fosse la leggerezza, ma d'una autorità che s'impone con estrema gravità;

parla per via di sentenze, e ha successo quando agisce.

Presuppone un uomo perfetto, perché la maturità corrisponde in tutto alla perfezione;

e l'uomo, quando cessa d'esser bambino, incomincia ad assumere responsabilità e serietà.

5)

SANTO, SAPIENTE E SAGGIO

La  virtù è catena di tutte le perfezioni, è centro di tutte le felicità: essa fa l’uomo prudente, attento, sagace, saggio, sapiente, valoroso, sereno, integro, felice, lodevole, veritiero e universale eroe.

Tre sono le cose che rendono beati: santo, sapiente e saggio.

La virtù è il sole del mondo interiore ed ha come emisfero la buona coscienza; è così bella che attira l’amore di Dio e della gente.

Non c’è che una cosa amabile, la virtù; e una sola da aborrire è il vizio. La virtù è l’unica cosa che conta davvero tutto il resto è nulla.

La capacità e la grandezza si debbono misurare alla stregua della virtù e non della fortuna.

La virtù basta a se stessa: finché l’uomo è vivo, lo rende amabile, e quando è morto, lo renderà immortale.

4)

NON CONFONDERSI MAI CON GLI SCHIOCCHI

 Sciocco è chi non sa riconoscer gli sciocchi, ma più ancora chi, dopo averli riconosciuti, non li allontana dalla sua strada.

Son già pericolosi per chi li tratta superficialmente, ma divengono addirittura esiziali per chi li ammette nella propria confidenza.

E per quanto la loro stessa cautela e l’altrui accortezza riescano a trattenerli per qualche tempo, alla perfine commettono la sciocchezza o la dicono; e quanto più tardano, tanto più solenne essa riesce.

Mal può giovare all’altrui credito chi non ne ha di proprio.

Son la gente più infelice del mondo, perché l’infelicità è come il soprosso della stoltezza, e l’una chiama l’altra.

 Solo una qualità essi posseggono non del tutto cattiva, ed è che, mentre gli uomini saggi non possono esser d’alcuna utilità per loro, essi sono di gran giovamento ai saggi, giacché servon loro d’informazione o di esempio da evitare.

3)

PAROLE FINI E CARATTERE DOLCE

Se gli strali trafiggono il corpo, le cattive parole trapassano l'anima.

Una buona pasta per i denti profuma la bocca; gran sottigliezza della vita è saper vender l'aria.

La maggior parte delle cose si può pagar con parole, e le parole bastano a liberarci da situazioni che parevano impossibili;

si discute col vento nel vento, e un alito superiore giova assai ad animare.

Si deve aver sempre la bocca piena di zucchero per confettar parole che risultino gradite agli stessi nemici.

L'unico mezzo per esser amabile consiste nell'esser dolce.


2)

LASCIARE FAME DI SE NEGLI ALTRI

Anche se il cibo è nettare, bisogna che ne rimanga il desiderio sulle labbra.

Il desiderio dà l’esatta misura della stima. Perfino la sete materiale sarà opportuno stuzzicarla, ma non spegnerla poi del tutto: ciò che è buono, se è poco, riesce doppiamente buono.

Ogni cosa scade di molto quando se ne usa per la seconda volta. Pericolose sono soprattutto le scorpacciate di soddisfazione, perché sono foriere di disprezzo anche per le cose più durevolmente eccellenti.

Una sola è la regola per farsi apprezzare: prendere all’amo l’aspetto stuzzicato, usando come esca la fame che ancora ha.

Se in qualche modo si deve irritarlo, è preferibile che ciò avvenga per l’impazienza del desiderio, che non per la stanchezza del godimento.

Si gusta doppiamente la felicità faticata. 

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