LA “PROFEZIA” DI GIULIANO KREMMERZ SU SAN PIO DA PIETRELCINA
“UN FRATICELLO PIO”
Presentazione a cura della
Schola Philosophica di Teurgia Hermetica “Salvatore Mergé”
"Un fraticello pio, dopo una lunga vita di stenti e di preghiere, si gloria delle stimmate del Crocifisso; uno scienziato deve avere la ragione delle stimmate e della causa di esse. Il pio santarello non desidera, è alla mercé della grazia di Dio e se ne fa strumento: guarisce ammalati, predice una gioia, viene in aiuto di una sventura quando egli meno l’aspetta".
Giuliano Kremmerz
Il testo che abbiamo riportato sopra fu scritto da Giuliano Kremmerz nell’anno 1898 sulla rivista Mondo secreto da lui diretta, faceva parte di una lunga nota a margine del più noto scritto Elementi di magia naturale e divina (vedi Opera omnia, vol. I, Universale di Roma, 1951, pag. 106-107).
Prima di analizzare il contenuto del brano già di per sé molto chiaro, viene da domandarci, come sia potuto sfuggire a tanti studiosi delle opere del Maestro? È possibile che non ne sia stata colta la reale portata? Comprendere gli scritti di Kremmerz richiede una particolare disposizione interiore per coglierne il linguaggio carico di significati simbolici ed iniziatici; in assenza di tale disposizione, le sue parole rischiano di restare velate dietro una semplicità a volte disarmante.
Un umile frate minore dopo anni di penitenza, digiuno e di preghiera portò sul proprio corpo i segni della Passione di Cristo. Il “fraticello pio” non considerò mai quelle stimmate come un motivo di orgoglio, ma come una croce da portare e un mistero da offrire a Dio con tanta umiltà.
Molti cercavano di spiegare quel fenomeno, di comprenderne le cause, di definirlo secondo i criteri della medicina e della scienza accademica; egli invece non pretendeva spiegazioni, viveva abbracciato all’amata croce, in totale adesione alla volontà divina. Il frate non desiderava nulla: donava tutto se stesso alla grazia divenendone strumento semplice e obbediente. Così portava conforto ai sofferenti, sollievo agli ammalati e luce improvvisa per chi attraversava il dolore. Una parola detta nel confessionale, una preghiera silenziosa, una presenza inattesa bastavano spesso a cambiare il destino di chi si affidava a lui.
“Un fraticello pio…. Il pio santarello…” all’epoca in cui Kremmerz pubblicava il suo scritto (1898) aveva soltanto 11 anni, si tratta, con ogni evidenza, di San Pio da Pietrelcina (1887-1968).
La visione di Kremmerz si inserisce in un contesto più ampio di significati, che ne spiegano, alla luce della “scienza dei magi”, anche i motivi della decisione di questa particolare testimonianza della presenza di Dio.
Magi furono i tre Re che seguendo le stelle andarono a rendere omaggio al Signore, proprio come Giuliano Kremmerz volle rendere omaggio a San Pio ancora bambino, “il pio santarello” del brano.
Il tema del rapporto tra religione e magia è ricorrente negli scritti di Kremmerz, rapporto che viene vissuto dal Maestro nella consapevolezza che esiste una distinzione tra i due ambiti, quello religioso e quello magico, tale distinzione, difficile da delineare, non comporta una separazione o opposizione, almeno in linea di principio, proprio come avviene tra il simbolo e l’idea simboleggiata, tra i quali non può esservi mai contraddizione alcuna.
Giuliano Kremmerz nei suoi scritti non negava la fede cristiana, né tantomeno la verità del simbolo del credo cristiano, egli piuttosto criticava gli errori di una parte della Chiesa, specie la tendenza alla secolarizzazione ed al modernismo di un certo tipo di clero, dedito secondo Kremmerz più al potere terreno sulle anime dei fedeli che alla preghiera d’Amore verso di essi. Egli invocava più esempi di carità e meno parole.
Per Kremmerz, le religioni storiche sono linguaggi simbolici, adattati per la comprensione delle masse. Esse parlano “sotto il velame”, velando verità più profonde attraverso immagini, dogmi e riti per mezzo dei quali ricollegano i popoli alle verità eterne.
L’ermetismo si propone come accesso diretto a quelle verità. La “scienza dei Magi” non nega la religione, semmai la spiega, se ne fa interprete, come oracolo nel tempio.
La magia diventa così “sapienza e dottrina dell’esistente”: non superstizione cieca, ma conoscenza operativa.
Il brano analizzato può essere considerato un compendio divulgativo dell’ermetismo kremmerziano. In esso emergono chiaramente i suoi capisaldi: la religione come simbolo vivente, la magia come scienza divina, la distinzione tra fede e conoscenza, tra passività e azione.
Santo e mago non rappresentano in questa ottica due mondi inconciliabili, ma due gradi diversi di relazione con il divino. Il primo vive nella grazia, il secondo nella conoscenza che la grazia dischiude; il primo si abbandona, il secondo comprende e opera.
Entrambi si muovono – o dovrebbero muoversi – nello stesso orizzonte: quello del bene, della trasformazione e dell’elevazione dell’uomo a Dio.
La distinzione tra la figura del santo e quella del mago resta nella riflessione di Giuliano Kremmerz, uno dei nodi più affascinanti e controversi, ma ribadiamo non si tratta di una contrapposizione polemica, ma di due modalità diverse di rapportarsi al divino, alla natura e al Mistero.
Segue il testo della nota di Kremmerz per intero per chi desideri meditarne i contenuti. Buona lettura a tutti.
Estratto dal
MONDO SECRETO
Anno 1898
Richiamo la tua attenzione su di una questione che ha bisogno di essere chiarita: la differenza cioè tra religione e magia, tra santo e mago. La religione è l'insieme di tutta una dottrina sacra, adatta alla concezione delle masse: se ha un’origine scientifica, vera, profonda, parla alle turbe sotto il velame di precetti e di ammonimenti divini. Personifica le divinità e le fa parlare una morale relativa al progresso delle masse. La MAGIA, sapienza e dottrina dell’esistente, sintesi delle leggi delle cose creato, processo di creazione essa stessa nell’ordine della verità e della natura, è la chiave di tutte le religioni classiche. Il religioso e il discepolo in MAGIA cercano tutti due la conoscenza del mondo divino, il primo passivamente mettendo in pratica i precetti religiosi, il secondo attivamente tentando di forzare la natura umana ad entrare nel mondo invisibile per iscoprirne le leggi e servirsene come padrone per la conquista delle potestà divine. Il religioso può diventar santo, II discepolo in magia deve diventar mago o sparire. La santità è una virtù dell’iniziato, non è il fine. Il Mago ha per fine la integrità divina e le sue virtù sovraumane. Il santo può ottenere la grazia; il Mago DEVE compiere opera divina. Il primo non ha bisogno della scienza; il secondo non esiste senza la scienza.
Un fraticello pio, dopo una lunga vita di stenti e di preghiere, si gloria delle stimmate del Crocifisso; uno scienziato deve avere la ragione delle stimmate e della causa di esse. Il pio santarello non desidera, è alla mercé della grazia di Dio e se ne fa strumento: guarisce ammalati, predice una gioia, viene in aiuto di una sventura quando egli meno l’aspetta,
II Mago, secondo la sua potestà, deve dare e compiere quando vuole e quando ha necessità di usare della sua sapienza e della sua forza e delle forze di cui può disporre. La santità si ottiene, la magia si conquista. Ho voluto ben chiarire questo per non generare equivoci, affinché tu non intenda, o cortese discepolo, che io voglio convertirti al terzo ordine dei francescani.
Giuliano Kremmerz
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