E NON CI INDUCA IN TENTAZIONE“Non ci indurre
in tentazione”. Da più di settant’anni, fin da quando ero ragazzino rifletto su
questa invocazione della preghiera che Cristo stesso ci ha lasciato. So di essere in ottima compagnia, tanti veri cuori nella fede e nell’Amore di Dio si sono affannati a pensare al problema. Ma io ora voglio dire il mio pensiero: l’idea che Dio ci induca in tentazione è una bestemmia vera e propria ed è venuto il momento di dirlo senza troppi giri di parole. Ho visto in
televisione che per Papa Francesco questa è: “una traduzione non buona”,
perché a indurre in tentazione non può essere Dio ma Satana. E infatti Sua
Santità aggiunge che anche i francesi hanno cambiato il testo con una
traduzione “non mi lasci cadere nella
tentazione” e – continua – “sono io a
cadere, ma non è lui che mi butta alla tentazione per poi vedere come sono
caduto. No, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito. Quello
che ti induce alla tentazione è Satana, quello è l’ufficio di Satana”1. Già in
precedenza Papa Benedetto XVI aveva fatto notare che “Le parole di questa domanda sono di scandalo per molti: Dio non ci
induce certo in tentazione!” infatti il versetto per l’attuale Papa Emerito
va inteso come: “So che ho bisogno di
prove affinché la mia natura si purifichi. Se tu decidi di sottopormi a queste
prove, se – come nel caso di Giobbe – dai un po’ di mano libera al Maligno,
allora pensa, per favore, alla misura limitata delle mie forze. Non credermi
troppo capace. Non tracciare troppo ampi i confini entro i quali posso essere
tentato, e siimi vicino con la tua mano protettrice quando la prova diventa
troppo ardua per me”2. Seguiamo quindi
ciò che scrive San Giacomo: “Nessuno,
quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere
tentato dal male e non tenta nessuno al male”3. E ascoltiamo ciò
che dice San Paolo nella prima Lettera ai Corinzi: “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze,
ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla”4. Alla fine l’unico tentatore resta sempre quello che
non va neanche nominato. Una cosa sola è certa: Dio non è il tentatore! Che Dio lasci o
meno che quel qualcuno ci induca in tentazione è questione esegetica e
teologica. Già Adamo ed Eva ebbero a che fare con questo tentatore. Forse
(neanche troppo forse) Dio lascia che il tentatore agisca per rispetto del
libero arbitrio di cui ci ha fatto dono. Ma il fatto è che non è certamente Lui
a tentarci. È l’altro, è l’avversario, l’ostacolatore, il traviatore, quello
che ci porta lontani dal nostro progetto esistenziale, dalla nostra missione
spirituale. Eppure, il testo
sembra dire proprio questo e da secoli si consumano centinaia di pagine per
contenere le diverse opinioni anche le più alte ed eminenti. Quanto sarebbe
tutto più semplice se il versetto recitasse: “ et ne nos inducat in tentationem” cioè “ e non ci induca
(l’avversario) in tentazione”. Ma ahimè non è così. Come possiamo
allora in una riflessione d’Amore, nella nostra imperfezione intellettiva
riuscire a cogliere il senso di questo passaggio così controverso, nella
preghiera più bella che possediamo? Ho sempre
pensato che il più grande trucco dell’ostacolatore, l’ingannatore, il
calunniatore (questo significa etimologicamente “diavolo”)5 è quello
di confonderci, portando tutti in giro dietro la questione sbagliata, seminando
zizzania e costruendo torri di Babele per raggirarci e portarci fuori dal punto
o meglio per portarci (indurci!) nella direzione sbagliata. Chi sia ad indurci
in tentazione dunque è fuori discussione ma allora perché questo passaggio così
problematico nella preghiera lasciataci e insegnataci proprio dal Maestro?
Verrebbe da chiedergli: “Rabbì, perché?” Forse ci stiamo ponendo la domanda nel modo sbagliato, forse la questione che dovremmo porci è che cosa vuol dire, che significa tentazione. Forse è da li che si comprende il vero inganno. “E [Eis peirasmòn]” in greco, “in tentationem” in latino, “in tentazione” in italiano. Già in italiano sarebbe più corretto dire “nella tentazione” visto che noi gli articoli ce li abbiamo; e poi perché diamo per scontato che la traduzione di [peirasmòs]” greco sia per forza “tentazione” e non più semplicemente “prova, esperimento, esperienza”? Già, perché se
la traduzione fosse “prova” qualsiasi persona capace di parlare un po’ di
italiano penserebbe ad una locuzione usatissima: “mettere alla prova”. Allora
suonerebbe decisamente meglio: “e non metterci alla prova (tanto lo sai bene
che cadiamo, visto che lo facciamo magistralmente dal tempo di Adamo ed Eva) ma
liberaci dal male”. Dio non tenta,
mai! Però lascia che veniamo messi alla prova, per questo ci ha dotati del
libero arbitrio. Si, noi scegliamo e, come diceva San Paolo, scegliamo spesso
il male pur volendo il Bene6 e lo facciamo a causa della nostra
imperfezione in quanto, seguendo Sant’Agostino, il male è solo privazione del
Bene7. Il Signore
quindi ci dice: “Scegli tu il bene, impara a discriminare, individua il punto
dove si trova l’esatta soluzione” ma noi a nostra volta, sapendo quanto siamo
fallaci, vogliamo chiedere al Padre: “non metterci affatto alla prova, anzi
liberaci definitivamente dal male, dall’errore, dal tentatore stesso”. Il sommo Dante, che nel XI canto del Purgatorio tradusse nelle sue terzine il Padre Nostro, usò queste parole: “non spermentar con l’antico avversaro”. Sperimentare quindi tentare, provare, ma tentare non nel senso di creare una tentazione, una seduzione bensì di fare un esperimento, appunto “mettere alla prova”. Se pensiamo all’episodio di Abramo e di Isacco o alle mille volte in cui Cristo chiede se abbiamo o meno fede perché è questa a salvarci e lui ci lascia liberi di scegliere pur lasciandoci mettere alla prova. Ed è dalle conseguenze di questa prova che si vede ciò che l’uomo è e quanto vale. Basti prendere l’esempio di Pietro e Giuda, entrambi traditori ma con esiti e conseguenze molto diverse, rispetto allo sbaglio commesso nella prova più difficile. L’uno sceglierà la via del perdono da parte del Padre Celeste e su di lui si costruirà la Chiesa, l’altro si autocondannerà alla morte più atroce e senza ritorno.Con il Padre Nostro, noi riprendiamo il contatto col divino che abbiamo dentro. Perciò, come abbiamo detto sopra, sarebbe magnifico poter chiedere al Padre che l’antico avversario non ci inducesse affatto in tentazione ma che Lui ci liberasse definitivamente dal male. Così, nel nostro errare quotidiano, diventeremmo tutti un po’ più Pietro e meno Giuda. 21/03/2019 Renato de Angelis 1Settima puntata di “Padre Nostro”
programma in onda su Tv2000 2J. Ratzinger Papa Benedetto XVI
“Gesù di Nazareth. Dal Battesimo alla Trasfigurazione”, Milano, BUR 2007 3Giac 1,13 41 Cor 10,13 5Diavolo:
dal greco [diabàllo] indica colui che pone l’ostacolo, che separa, che
pone frattura, che mette di traverso, è l’ingannatore, il calunniatore, il
tentatore. Diavolo è colui che separa la mente razionale dal progetto divino
scritto nella nostra anima. 6Rm
7,19: “Non enim, quod volo bonum, facio,
sed, quod nolo malum, hoc ago” 7Agostino, Confessioni, VII, 12,18 |
LETTERA A S.S. PAPA FRANCESCOLettera indirizzata a Papa
Francesco del 16/04/2019
Di
seguito trovate, per conoscenza, la lettera che ho scritto, firmato ed inviato
a S.S. Papa Francesco il giorno 16 aprile scorso a mezzo email del Vaticano e
di Radio Maria. Sebbene
non abbia io ad oggi ancora ricevuto alcuna risposta scritta, tuttavia posso
ritenere che Sua Santità o chi per lui l’abbia invece non solo ricevuta ma
anche letta con la dovuta attenzione almeno prima dell’ultima udienza generale
del 1 maggio scorso (https://m.youtube.com/watch?v=7KycGk-MASA). Io
Renato De Angelis a nome di tutti i fratelli e sorelle della nostra Scuola, ringrazio
S.S. Papa Francesco del messaggio che in data 1 maggio ha voluto rivolgere per
il Bene di tutti i cristiani. “Ti rendo
grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca.”
(salmo 137)
A Sua Santità Papa Francesco
Santità, mi chiamo Renato De Angelis, mi
avvicino a compiere 82 anni ed è nato in me il desiderio di dare voce a un
pensiero che mi accompagna da sempre, da quando giovanissimo ho iniziato a
pregare. Sono il Preside della Scuola Filosofica
di Teurgia Ermetica “Salvatore Mergé” legata tradizionalmente al pensiero ermetico
miriamico di Giuliano Kremmerz. La nostra Scuola, con umiltà ma anche con
deciso coraggio, dalle sue origini propugna il valore fondamentale dell’Amore e
della ricerca del Dio unico che attraverso il messaggio e la testimonianza del
Cristo ci viene trasmesso per opera dello Spirito Santo e si discosta, pur nel
rispetto di tutte le opinioni, da presuntuosi agnosticismi o cammini pseudo mistici
di altre affiliazioni. A differenza di tanti, troppi, altri
ermetisti che non hanno coscienza del valore universale cristiano, noi siamo in
un cammino di preghiera che nasce dal credo cattolico. La Chiesa per noi è
Cattolica Apostolica Romana. Certamente, il nostro rituale di preghiera,
costante e quotidiano, utilizza più spesso la formula degli antichi salmi che
quella della liturgia tradizionale, ogni nostra giornata infatti comincia
recitando il Salmo 90 per l’aiuto e la protezione divina. Tuttavia, ci accomunano
la pratica quotidiana, il bisogno della luce del Signore, la consapevolezza del
sacrificio del Cristo, la coscienza della discesa dello Spirito e l’Amore
infinito per la Vergine Maria che noi chiamiamo anche col
suo nome ebraico Myriam. Per questo motivo, tutti i giorni preghiamo per la
guarigione di quei sofferenti nel corpo e nello spirito che si rivolgono a noi
e che più hanno bisogno di sostegno, un sostegno fornito incessantemente e
disinteressatamente per Amore verso Dio e verso la Vita. Il mio adorato zio, Salvatore Mergé, a
cui è intitolata la nostra Scuola, mi insegnò fin da piccolo il valore
essenziale della preghiera quotidiana e, oltre a trasmettermi la responsabilità
verso la Scuola e i fratelli, mi ha introdotto alle più belle e liriche
preghiere che rendono più umana la vita di ciascuno di noi: il Padre Nostro,
l’Ave Maria e, per lui fondamentale, il Gloria al Padre. Santità, per questo motivo, con
deferenza, rispetto e umiltà devota, mi permetto di inviarLe il mio pensiero sul
versetto del Padre Nostro più discusso e sul quale Lei stesso si è anche
pronunciato, ispirando ulteriormente il mio pensiero. Ho scritto e pubblicato anche sul nostro
sito (www.scuolaermetica.it) questa lettera che allego, sperando di stimolare in
chi vorrà leggerla la riflessione sulla magnificenza e sulla potenza salvifica del
Padre Nostro, sull’urgenza di recitarlo costantemente e sulla necessità di dare
più chiarezza alla Parola che disseta l’anima. Sperando di farle cosa gradita
inviandoLe questa mia, come figlio, fratello e sincero fedele, Le porgo ogni
ringraziamento per il tempo che vorrà dedicare ad ascoltare la mia umile
riflessione. Prego per Sua Santità, per la nostra Chiesa e per l’evoluzione
dell’Umanità come ho sempre fatto ogni giorno da quando ero solo un bambino. Renato De Angelis MISURARE IL TEMPO IN CHIESA CON IL SOLEDeterminazione dell’ora attraverso il passaggio della luce solare da un foro stenopeico nella Pieve di S. Stefano in Pane di Rifredi (Firenze). Da sempre le chiese sono state eccezionali strumenti di misura del tempo grazie ai loro allineamenti geografici e grazie alla loro stazza imponente. L’orientamento geografico delle chiese e la loro mole hanno permesso per secoli di fare determinazioni del passaggio degli astri, in particolare del Sole, con ragguardevole precisione. L’edificio della chiesa è stato largamente impiegato come luogo di culto ma anche di osservazione astronomica, vista l'importanza liturgica evidenziata anche da John Heilbron (1) nel suo libro. Le chiese che hanno rivestito il duplice scopo di luogo di culto e di indagine astrometrica sono state utilizzate in tempi passati, prima che la moderna strumentazione soppiantasse la loro precisione. ![]() Figura 1: Pianta e spaccato della basilica di S. Maria del Fiore (Firenze) Per limitarci alla nostra città, Firenze, le chiese protagoniste in tal senso sono la cattedrale di Santa Maria del Fiore (Duomo di Firenze), con la bronzina di Paolo dal Pozzo Toscanelli posta alla base della lanterna (Fig.1), la chiesa di S. Maria Novella con la miriade di fori gnomonici realizzati da Egnatio Danti(2), il Battistero, la chiesa di S. Miniato al Monte, come ha recentemente evidenziato Simone Bartolini(3). Al giorno d'oggi le chiese come eccezionali camere oscure, con le quali effettuare valutazioni di carattere geo-astronomico, hanno perso attendibilità perché altri strumenti, più sofisticati, sono capaci di determinare con precisione assolutamente superiore gli istanti di transito di un astro, per lo più del sole. Tuttavia, nel fedele che si sofferma in raccoglimento a pregare, ancora oggi il fascino di un raggio solare che penetra da una fessura, da una finestra illuminando la pala d'altare, una formella o che semplicemente proietta la sua immagine su una nuda parete, è come allora ricco di un fascino irresistibile. Dall’esperienza di uno degli autori, riportata in fondo all’articolo, abbiamo deciso di verificare con i calcoli astronomici quanto ancora sia possibile utilizzare una chiesa per la misurazione della posizione del sole.La Chiesa La Pieve di S. Stefano in Pane si trova nel quartiere di Rifredi, un tempo in aperta campagna, oggi assorbita nella cinta periferica della città di Firenze, nella zona di nord-ovest, ai piedi del monte Morello. Il quartiere discende dalla denominazione alternativa di Rio Freddo con cui viene chiamato il Terzolle, il torrente che lo attraversa. La chiesa è inserita nel complesso denominato “Madonnina del Grappa” fondato nel secondo dopoguerra da don Giulio Facibeni, la cui statua bronzea accoglie i fedeli all’ingresso della chiesa. ![]() Figura 2: la Pieve di S. Stefano in Pane vista da via delle Panche La pieve è attestata con certezza già dal X secolo ma è probabile che il primo edificio si debba far risalire al periodo paleocristiano, ipotesi avvalorata anche dalla dedica al primo martire della cristianità. L’aggiunta de “in Pane” nella denominazione potrebbe provenire dall’unità di misura romana degli appezzamenti di terreno, detta “panoro”, su cui era edificata la chiesa, oppure dai relativamente estesi campi di frumento posti tutto intorno, o ancora dalla presenza di un forno nei paraggi, infine dalla posizione leggermente elevata della pieve.
Figura 3: il loggiato della pieve che accoglie i fedeli prima dell'ingresso in chiesa L’attuale sistemazione è il frutto delle varie opere di ristrutturazione che si sono succedute fino alla fine del secolo scorso. L’interno è costituito da tre navate; a dividere quella centrale dalle laterali ci sono quattro arcate per parte, due a sesto acuto nella prima parte antica, rivolte verso l’ingresso e due a tutto sesto nella parte più moderna; un’ultima arcata, anch’essa a tutto sesto, è posta sopra l’altare maggiore dove cessano le navate laterali e la copertura è assicurata da una cupola a vela. La luce proviene da cinque grandi finestre con vetri dipinti posti lungo la navata destra. Poiché quella centrale ha un’altezza considerevolmente maggiore di quelle laterali, lungo le sue pareti sopra il tetto delle navate laterali c’è ancora tanto spazio per sistemare delle finestre, due per ogni arcata, strette e lunghe, parzialmente incavate che culminano con un arco a tutto sesto. Da una di esse, per la precisione dalla seconda a partire dall’abside, è penetrato il raggio di luce che ha dato il via alla nostra indagine. L’Evento
Figura 4a: particolare della navata sinistra dove si è verificato l'evento Figura 4b: particolare della navata destra da dove è penetrato il raggio solare Nel mese di ottobre, nel giorno 31 ottobre 2012, appena passate le ore 10:25 si è osservata l’immagine del sole, con le nuvole in movimento, proiettata sulla parete laterale Nord. La luce era proveniente da una finestra, parzialmente ostruita, posta nella parte superiore della navata centrale, lato opposto (Sud). Nelle due ore osservate il sole proiettato si è spostato fino oltre la porta (vedi foto 4(4)) per poi sfumare nel nulla. L’evento si è ripetuto nei giorni successivi. Le Misure Presi dalla curiosità di accertare con raffronti numerici l’evento, abbiamo ottenuto l’accesso alla chiesa dal Priore don Marco Nesti, armati di metro laser digitale e di carta e penna (nonché di una buona dose di curiosità) ed abbiamo eseguito con perizia i rilievi necessari. Abbiamo quindi misurato la distanza tra la parete Nord e la perpendicolare della parete verticale su cui è inserita la finestra (L1) e, con l’utilizzo di traguardi statici di fortuna, l’altezza rispetto al suolo del foro della finestra dal quale proveniva il raggio di luce, con l’utilizzo di traguardi statici di fortuna, l’altezza rispetto al suolo del foro della finestra dal quale proveniva il raggio di luce (H1).
Dai rilievi si ricava che: · L1 = (1074,0 ± 0,1) cm · H1 = (901,0 ± 0,6) cm · L2 = (342,0 ± 0,1) cm · H2 = (177,0 ± 0,1) cm · H3 = (20,0 ± 2,0) cm L’incertezza su L1 ed L2 è unicamente imputabile allo scarto strumentale valutato dal costruttore in cm 0,1 su 10.000, mentre all’incertezza su H1 si deve aggiungere anche lo scarto degli strumenti di fortuna utilizzati nel corso delle misure non potendo raggiungere fisicamente la finestra. L’incertezza su H3 oltre ai motivi già esposti ha l’aggravante della difficoltà nel misurare da terra la profondità dell’infisso non potendo puntare il misuratore sul foro, troppo luminoso per il riscontro visivo. H2 è invece soggetto all’unica incertezza strumentale(5). Da cui si deduce H attraverso la formula: H = H1 - H2 - H3; H = (901,0 ± 0,6) cm - (177,0 ± 0,1) cm - (20,0 ± 2,0) cm = (704 ± 3) cm Possiamo calcolare quindi la misura effettiva (R) che percorre il raggio luminoso dal foro al muro di proiezione:
Da una stima visiva si ipotizza un diametro (F) del foro di entrata della luce compreso fra 4 e 8 cm, pertanto il rapporto fra la dimensione del foro di entrata (che assumiamo pari a F = 6 cm) e la lunghezza del raggio luminoso (R) è uguale a circa:
cioè il raggio luminoso compie una traiettoria di ben oltre 200 volte la dimensione del foro, il che giustifica ampiamente l’approssimazione stenopeica del fenomeno. Anche nelle condizioni estreme di un foro ampio circa 8 cm la traiettoria sarebbe sempre superiore a 150 volte l’apertura. Quindi le misure effettuate, se mai ce ne fosse stato bisogno, comprovano che l’immagine proiettata sulla parete è effettivamente l’immagine del sole e non una semplice chiazza di luce. Infatti l’autore racconta di avere visto il transito delle nuvole sul disco del sole; una semplice chiazza di luce non è capace di proiettare ciò che avviene all’esterno. Se non si fosse trattato di un foro stenopeico in occasione del passaggio delle nuvole si avrebbe avuto semplicemente un affievolimento della luminosità. Determinazione dell’azimut (A) e dell’altezza del Sole (h) Ci occupiamo innanzitutto del calcolo dell’azimut del sole e per fare questo dobbiamo calcolare l’orientamento della Chiesa (?) rispetto ai punti cardinali e del raggio di luce in riferimento alle pareti della costruzione (?). Per l’orientamento cardinale della chiesa utilizziamo Google Earth e rileviamo i valori di longitudine e latitudine di x e y : x (lato entrata chiesa) = 43°48’3,07’’ N, 11°14’26,66” E y (lato altare) = 43°48’3,00” N, 11°14’28,08” E ![]() Otteniamo quindi la differenza di latitudine pari a 0,07” e di longitudine pari a 1,42”. Da ciò di deduce che l’asse longitudinale dell’edificio è orientato a EST-OVEST con un piccolo scarto verso NORD lato ingresso chiesa. Dopo aver corretto la differenza di longitudine per il coseno della latitudine del luogo abbiamo ottenuto uno scarto di
dove, nella formula, (Delta Phi) rappresenta la differenza di latitudine tra i due punti, mentre (Delta Lambda) la differenza di longitudine e (cos Phi) il coseno della latitudine del luogo.
Figura 5: foto aerea della pieve e delle strutture immediatamente adiacenti ad essa Nell’analisi degli errori che segue prendiamo come incertezze il centesimo di secondo d’arco per ciascun punto. Come riprova abbiamo voluto determinare le dimensioni della chiesa, partendo dalle differenze riscontrate di latitudine e longitudine, confrontandole con quelle rilevabili mediante lo strumento di misura delle distanze tra i due punti presenti su Google Earth. Le misure hanno confermato una coerenza nell’ambito di qualche centimetro.
La determinazione di (?) si ottiene calcolando l’arcotangente del rapporto tra L2 ed L1, ottenendo ?=17,66° Per il calcolo dell’azimut del punto dove è proiettata la figura del sole occorre quindi eseguire la differenza tra ? e ?, poiché lo scarto della posizione della chiesa è rivolto verso Nord, mentre l’orientamento del raggio luminoso (rispetto alla parete di proiezione) è rivolto verso Sud. Il sole si trova oltre la parete opposta pertanto il suo azimut (A) sarà dato dal supplementare di tale differenza. Pertanto:
Con i valori delle incertezze sopra dichiarati per le determinazioni delle latitudini e longitudini dei punti x e y otteniamo un errore su ? pari a 0,9° e con le incertezze di L1 e L2 un errore su ? di 20”. Pertanto il valore finale di azimut del Sole risulta essere:
L’altezza del sole (h) si ottiene calcolando l’arcotangente del rapporto fra l’altezza (H) e la proiezione del raggio (R) solare sul pavimento della chiesa.
Per calcolare l’incertezza su h utilizziamo le formule delle derivate parziali fatte rispetto ad H ed R,
Quindi: h = 27,9° ± 0,1° Con l’utilizzo di un simulatore della volta stellata confrontiamo i dati calcolati, relativi alla posizione del Sole, con quelli espressi da Stellarium(6)(vedi figura 6) selezionando la data, l’ora ed il luogo dell’evento, prendendo in esame l’azimut e l’altezza apparenti.
Figura 6: riproduzione della configurazione celeste al momento dell'osservazione (immagine realizzata con Stellarium) Esso fornisce per il Sole: Az/Alt: +155°04'16"/+28°25'17" (apparenti) che espressi in gradi e decimali e comparati col nostro margine di errore corrispondono a: azimut = 155,0°; altezza = 28,4° Il dato calcolato dell’azimut (A), tenendo conto degli errori sperimentali, risulta sovrastimato di circa il 7%, mentre il dato calcolato per l’altezza (h) si conforma a quello reale espresso da Stellarium. Misura del tempo Con i dati a nostra disposizione possiamo tornare allo scopo iniziale della nostra ricerca, cioè determinare l’ora a partire dalla posizione del sole (A, h) sapendo il giorno dell’anno: · Il valore di azimut calcolato è compreso fra 165° e 167°, ciò permette di verificare su Stellarium che l’orario dell’evento in oggetto è compreso tra le ore 11h:05’:31’’ e le ore 11h:12’:44’’. · Il valore di altezza calcolato è compreso tra 27,8° e 28,0°, ciò permette di verificare che l’orario dell’evento ha avuto luogo tra le ore 10h:20’:47’’ e le ore 10h:23’:15’’. La differenza fra le due determinazioni di orario è abbastanza significativa ma effettuando una media pesata sugli errori, nella determinazione dell’azimut e dell’altezza, arriviamo alle ore 10h:28’:44” con un’incertezza di 1 minuto 30 secondi; l’evento deve essersi verificato cioè tra le 10h:27’:15” e le 10h:29’15”. Conclusioni
Nonostante i mezzi a disposizione per l’effettuazione delle misure nell’edificio e l’impossibilità di raggiungere fisicamente le finestrature (a circa 9 m di altezza) i risultati ottenuti coronano gli sforzi degli autori nel ricavare sia la posizione del sole, sia l’istante in cui è stato ripreso dalla foto (figura 7) mediante calcoli matematici, provando l’attendibilità di questo fenomeno astronomico. L’evento ha avuto luogo davvero entro l’intervallo orario ricavato. Uno degli autori racconta infatti di essere entrato in chiesa intorno alle 10:20 e sono trascorsi, lo dice lui stesso, almeno altri 5 minuti, prima di accorgersi del fenomeno, più una manciata di secondi per tirar fuori il telefonino e fotografare l’immagine del sole congelando l'istante. La chiesa offre a chiunque la possibilità di osservare l’immagine stenopeica del sole (tempo permettendo) nei giorni dell’anno a cavallo di quello nei quali gli autori hanno osservato il raggio di luce proiettarsi sulla parete, nonché di ripetere, migliorandoli, i rilievi, regalando a tutti la gioia provata dai sottoscritti allorquando sono stati verificati entro i limiti sopra esposti. L’esperienza effettuata
Una mattina accadde: finalmente il “segno”. Questa che segue è l'esperienza che ho vissuto, in solitaria. Il fatto che fosse in solitaria (la chiesa era deserta) nulla vale perché il “segno” è dimostrabile e ripoducibile. Ero di fretta, una mattina di pioggia nell’ultimo giorno di ottobre del 2012. Arrivai a passo veloce di fronte alla Pieve di S. Stefano in Pane; erano circa le 10:20 e, nonostante la solita incomprensibile fretta con cui mi muovo, mi volli fermare per dire una preghiera, come mi capita spesso. E altrettanto spesso mi capita di trovare i portoni delle chiese (purtroppo) chiusi, mentre quando ero bambino le chiese erano un rifugio per l'anima, in qualunque momento della giornata. Fortunatamente S. Stefano in Pane è quasi sempre aperta. Entrando vidi uscire una signora che lasciava alle sue spalle la chiesa completamente vuota. Come sempre indugiai all’ingresso con una sensazione di rispetto, attendendo che gli occhi prendessero confidenza con la penombra interna. Nel varcare quelle soglie ho sempre l’impressione di entrare in un altro tempo, in un mondo fermo, distaccato dalla fretta concitata e dai rumori esterni, e mi tornano in mente le chiese di S. Felice a Ema e del Sacro Cuore del Romito che frequentavo da bambino. Dopo essermi fatto il Segno della Croce camminai sulla sinistra, fino al punto dove le panche verticali si interrompono per lasciare il posto, in prossimità dell’altare, a quelle rialzate laterali, dove la domenica si siedono i ragazzi del coro. In quei luoghi mia figlia si è seduta qualche anno addietro in attesa di ricevere la sua Prima Comunione. Mi fermai in raccoglimento con gli occhi chiusi, godendo di quel momento ricco di piacevoli sensazioni e silenti riflessioni. Si approssimava la ricorrenza dei Santi, e nella mia mente ricordavo i miei cari affidandoli come sempre alla Provvidenza. Tutte le volte che sono in raccoglimento (come ho sempre fatto fin da bambino) chiedo al Signore un segno che manifesti la sua presenza, che rassicuri il mio percorso. E apro gli occhi per un momento, mettendomi ad osservare accuratamente in giro. Non mi aspetto certo di vedere qualcosa; la nostra stessa esistenza è di per sé un segno più che eloquente per individuare la mano Divina, ma nel modo più infantile e speranzoso possibile perlustro con lo sguardo tutta la chiesa ed in particolare le grandi finestre in alto, con i mosaici colorati, nella speranza di vedere quelle grandi lame di luce che contraddistinguono nella Bibbia la presenza dello spirito Divino. Dio è Luce, si legge.
Ovviamente non mi accade mai nulla di tutto questo. Sorridendo della mia infantile vanità abbasso lo sguardo e sulla sinistra, sul muro alla mia altezza, vedo un ovale di luce. Il cuore mi batte forte, non posso davvero credere che… mi avvicino: come su uno schermo cinematografico vedo il sole e le nuvole che gli passano davanti lentamente oscurandolo, poi tornando a luccicare, luminoso, rotondo. Meraviglioso! Il tutto proiettato da un foro in alto, sulla parete opposta da una stretta finestra a cuspide, oscurata quasi fino in vetta. Ecco; proprio da quell’unico punto non oscurato filtra il raggio luminoso che proietta il sole, come in una gigantesca camera oscura. Dopo alcuni secondi di rapimento mi scuoto e decido di filmare la scena col cellulare, dal quale vedo che sono trascorsi circa 5 minuti da quando sono entrato. Poi le nuvole vincono sulla luce e tutto diventa grigio, il sole scompare. Corro fuori a verificare la posizione del sole e lo intravedo tra le nuvole cupe di pioggia, proprio là dove mi aspettavo che fosse in base alla proiezione. La perfezione della Creazione proiettata sul muro da un’occasionale “bronzina”, come quella del Toscanelli in S. Maria del Fiore. Il “mio” segno personale dal cielo è arrivato, nel modo più teatrale e bello possibile. Con il cuore gonfio di vanagloria e convinto di aver finalmente ricevuto un “segno” molto personale, esco nel traffico piovoso e cammino spedito a circa trenta centimetri da terra. Decido di chiamare Lorenzo (mio caro amico astronomo con cui poi decidiamo di fare i rilievi e scrivere l’articolo) per condividere l’esperienza e solo molto dopo mi accorgo che sta piovendo e che non ho ancora aperto l’ombrello. Lorenzo Brandi Roberto Renzi Note. (1)J.L. Heilbron, The Sun in the Church, pubblicata nel 1999, l’autore mostra come anche all’epoca della vicenda di Galileo e nei decenni immediatamente successivi, la Chiesa sviluppò un grande interesse per le osservazioni astronomiche e la misura del tempo (2) http://www.gnomonicaitaliana.it/public/file/gnomonicaitaliana_014_export.pdf (4) Il cerchio giallo identifica la posizione del sole al momento dell’osservazione (5) Evidenziamo che H2 è stata desunta dall’immagine fotografica scattata il giorno dell’evento. (6) Assumiamo che i dati restituiti dal software siano affetti da un errore trascurabile rispetto ai nostri calcoli. LETTERA DI RINGRAZIAMENTO E ALCUNE RIFLESSIONI SUL TESTAMENTO SPIRITUALE DI SALVATORE MERGÈDesidero ringraziare il nostro Preside, Renato de Angelis, per la pubblicazione del Testamento spirituale del Maestro Salvatore Mergè, discepolo diretto di Giuliano Kremmerz e fondatore della nostra Schola. Nel suo Testamento spirituale, il Maestro Mergè ricorda spesso che un ermetista non dovrebbe pensare soltanto a cambiare il mondo, ma piuttosto prima a cambiare sé stesso, aspirando fortemente a vivere una "vita nuova". Le parole di Mergè sono davvero parole di “vita nuova”, costituiscono un tesoro grande, per il periodo che stiamo vivendo, di grandi tribolazioni, ma anche di Grande Speranza, per l’avvicinarsi alla Luce della Resurrezione Pasquale. Il primo passo da compiere sulla via dell’ermetismo, secondo Mergè, è rendersi consapevoli dei limiti propri della natura umana, tale compito non è certamente semplice, egli indica la via da percorrere nell’Amore ed in una Volontà solare, facendo attenzione a rimanere con i piedi per terra, evitando ogni forma di autoesaltazione, e mantenendo una vita esteriore piena ed equilibrata. Il Maestro Mergè, con gli insegnamenti del Testamento spirituale, ha inteso prendere per mano tutti noi, per guidarci verso il vero coronamento della ricerca ermetica, la trasformazione della nostra vita materiale, esteriore, in una “vita nuova”, spirituale, fatta di luce interiore. Egli non smette mai di metterci in guardia, avvertendo di non lasciarsi sedurre da una esistenza da superuomini, e di anelare piuttosto ad attingere alla fonte viva della spiritualità, mediante una radicale trasformazione delle condizioni del nostro modo di Essere. Con tanta lungimiranza, Mergè aveva visto bene quando diceva che il progresso materiale delle scienze sarebbe stato del tutto ininfluente, rispetto ai limiti particolari della dimensione umana, di per sé stesso, tale progresso materiale, infatti, non può in alcun modo determinarne il superamento, anzi, come stiamo assistendo in questi giorni, può al contrario essere utilizzato CONTRO l’umanità intera. Il Maestro Mergè nel suo Testamento spirituale ci ricorda che la vita umana è sacra, essa rappresenta per ciascuno di noi una grande opportunità, una leva formidabile, per risalire la china dei rimorsi, dovuti ad una materialità negativa, mettendosi al sicuro dal precipizio di un abisso d’angoscia senza fine. Ogni vita umana, dice Mergè, è espressione della Luce, creativa, della Sapienza di Dio, perciò deve considerarsi sacra, restando in contatto con la dimensione senza tempo, universale, in cui trova la sua causa prima, nei disegni dell’INTELLIGENZA DIVINA. Le nuove tecnologie non possono in nessun modo far spiccare all’uomo il “volo”, che compie, ma che può anche non compiere mai, con la generazione spirituale; questo è ciò che Mergè addita nel Testamento spirituale come il vero Miracolo da realizzare in noi. Le pagine del Testamento spirituale ci portano a meditare profondamente sulla condizione umana, siamo esseri limitati, succubi degli stimoli fisici, mentali e dei senti-menti, tutto ciò per Mergè è il frutto della misera condizione dell’uomo in stato di ignoranza e non di certo un “premio” per il servizio reso al BENE. Per la medicina odierna, non resta all’uomo che aggrapparsi alla sopravvivenza del corpo fisico, ultimo scoglio di salvezza ed unico fine della vita umana; la medicina ermetica, che Mergè conosceva bene grazie agli insegnamenti del suo Maestro Giuliano Kremmerz, guarda all’uomo nella sua integrità ed equilibrio, di corpo, anima e spirito; rivolgiamo, come il Maestro Mergè, i nostri occhi del cuore al Miracolo che può compiere in noi, in un istante fuori del tempo, soltanto la Luce di un Sole radiante. L’ETERNITÀ, scrive Mergè, è la dimora di Dio, ETERNITÀ e VERITÀ sono due degli attributi dell’ASSOLUTO; non riponiamo la Fede negli uomini, ma solo nella certezza del TUTTO UNO. Leggendo il Testamento spirituale, ci si trova proiettati di fronte alla figura di un intellettuale dalla sensibilità particolare, un autentico gigante dell’ermetismo spirituale del secolo scorso, qual è stato il Maestro Salvatore Mergè, fondatore della nostra Schola, interpretandone lo sconforto e le preoccupazioni per il destino del mondo moderno, viene spontaneo domandarsi: Nelle condizioni attuali dell’umanità, possiamo davvero ancora comprendere cosa sia la spiritualità? Siamo ancora capaci di trasformare radicalmente il nostro modo di essere per la generazione spirituale? Riusciamo a credere che esistano pratiche, in grado di donare all’uomo una maggiore consapevolezza del Creato e del Creatore? Mergè ci aveva visto lontano, additando il grave pericolo che deriva all’Umanità dalla confusione intorno alla dimensione spirituale, confusione oggi, un po’ ovunque, sotto gli occhi di tutti. Il progetto umano di un Paradiso tutto terrestre, inteso come il luogo della realizzazione di ogni desiderio materiale - come dice spesso il Preside della nostra Schola, Renato de Angelis - è una grande illusione, che l’uomo dai tempi di Adamo ed Eva non ha mai voluto abbandonare, esso porta nel suo grembo più danni per l’umanità di quanti possiamo immaginare. Insieme al primo alimento, il latte, ogni madre, dovrebbe dare ai propri figli anche un altro alimento, altrettanto essenziale alla crescita dell’uomo futuro, integro, la “Fede”. È arrivato il momento che tutti convertano il proprio Cuore, purificato dall’Amore infinito, alla Gloria che ci attende!!! L’ermetismo non è e non deve diventare un nuovo credo, come oggi da parte di molti sedicenti neokremmerziani si vorrebbe lasciar intendere; “non intendiamo fondare una religione nuova”, Giuliano Kremmerz scriveva, presentando pubblicamente la nascente Fratellanza di Myriam, egli ne aveva profetizzato bene, con lungimiranza, il pericolo di fraintendimento, e cercò con i suoi insegnamenti ai rari discepoli, tra cui Salvatore Mergè, di scongiurarne in merito ogni equivoco, anche per il futuro. Salvatore Mergè chiarisce, con il suo Testamento spirituale, ancora una volta categoricamente, che il sacrificio della pratica ermetica, è un sacrificio di Amore cristiano, fatto di tantissima Preghiera quotidiana, per il nostro prossimo e per il nostro ascenso; soltanto consacrando la nostra vita all’Amore, con la A maiuscola, egli dice, diveniamo sempre più consapevoli della necessità di dismettere gli abiti che abbiamo preso in prestito dagli elementi di questa Terra, e che formano la nostra triplice veste, fisica, psichica e mentale. Il monito di Mergè, per tutti noi, è quello di abbandonare i falsi ideali cui ci siamo aggrappati, in questa esistenza terrena, come a nuovi idoli, sacrificando sull'altare della Verità tutto ciò che pensiamo rappresenti il nostro essere, evitando il grande errore di fare di noi stessi, il nostro TUTTO. Il pensiero individuale non può determinare il nostro essere, semmai è vero il contrario, il nostro modo di essere determina il nostro modo di pensare, questo significa riconoscersi prima di ogni altra cosa, come dice il Maestro Renato de Angelis nei suoi scritti, “PURI INIZIATI, rivestiti della luce creativa d’Amore”. L'Amore infinito diviene in noi, Luce purissima, ovvero Conoscenza di ciò che è VERO; gli uomini sono gli occhi di Dio nel Mondo, come scrive Mergè, un barlume di luce riflessa dalle onde che si generano sulla superfice di un ABISSO INFINITO. La Sapienza, nei momenti di sconforto, viene in nostro soccorso, nonostante tutto non ci ha mai dimenticato, siamo noi che non gli prestiamo ascolto per la cecità dalla quale siamo oppressi, in questa epoca di suggestione collettiva. Rileggiamo con attenzione le parole del Testamento spirituale di Salvatore Mergè, meditiamone il contenuto per riceverne l’eredità spirituale. Il benessere è divenuto il credo di una nuova religione mondiale, senza Cristo, essa ci vuole tutti succubi del potere assoluto di una grande illusione, di libertà materiale, nel tentativo di renderci incapaci di accorgerci della Vera Bellezza del MONDO. Un modello di società civile, aperta a tutto indiscriminatamente, eccetto che alla spiritualità, ha preso la forma di un nuovo dogma, senza verità alcuna. L’umanità, decaduta sotto il peso del secolo scorso, passato nel culto dell’ignoranza di Dio, come Mergè aveva previsto, si ritrova oggi senza una meta, in uno stato di inazione spirituale, sospeso tra l’inerzia e la dissoluzione finale. Il più prezioso degli insegnamenti che Mergè ci ha lasciato, è quello di non perdere mai la Speranza, in quanto siamo Figli di Dio. Il mondo invecchia, la SAPIENZA resta invece immutabile, eternamente giovane, per la sua candida purezza, Essa non ha mai smesso di attenderci, perché è Amore infinito; come conclude Mergè nel suo Testamento spirituale, se solo riuscissimo a rivolgere, per un istante, lo sguardo in ALTO, saremmo capaci anche noi di nuovo di Amare, rimarremmo abbagliati, senza parole, per il Miracolo che il Vero Amore compie in noi. Salutiamo, augurando a tutti con Amore, una Felice Pasqua!
Fr+ Serio un fratello di Hermes della Schola di Salvatore Mergè IL CUORE![]() Per gli egizi, un importante elemento
costitutivo dell'individuo, in grado di estendere la propria influenza sia
durante la vita sia nel regno dei morti, è rappresentato dal cuore,
sede del Dio nell'Uomo che dell'individuo dirige il pensiero e le
attività, vivificandone il corpo. Gli antichi egizi distinguevano
nell'uomo un'intelligenza cerebrale e una innata,
detta intelligenza del cuore, che permette di penetrare la
Conoscenza delle cause e di andare al di là dei limiti animali per giungere a
quello che di Divino è nell'uomo. Facendo appello a questa coscienza
innata, soffocata dall'intelligenza cerebrale e dalla sua cultura, si
può risvegliare l'intuizione. Pittograficamente il cuore è rappresentato da un vaso munito di orecchiette (quasi a simboleggiare che per suo mezzo perviene all'individuo la capacità di intendere) ed è considerato come la sede dell'intelligenza. ![]() Il nome attribuito dagli egiziani a
questo organo è jb nello specifico senso di sede del pensare,
del sentire ecc. Un altro nome per cuore,
che trova impiego soprattutto nei testi di anatomia, è hatj e il
Libro dei Morti parla di entrambi nel rituale “per dare il cuore
al defunto”: “Possa il mio cuore jb essere con me nella dimora
dei cuori jb, possa il mio cuore hatj essere con me
nella dimora dei cuori hatj [...] Io comprendo attraverso il mio cuore jb
ed io posseggo il mio cuore hatj.” Era quindi chiara per gli egiziani l'idea di un aspetto fisico del cuore e di una controparte spirituale, sede del pensiero, dell'intendimento, della coscienza e che adempie inoltre ad una funzione delicatissima nella vita ultraterrena, oltre a quella svolta nella psicostasia.
Tale organo rappresenta infatti anche la memoria dell'anima: “Il cuore jb della tua anima (Ba) si ricorda del tuo corpo”, chiara indicazione di come il Ba si serva del cuore spiritualizzato per “ricordare” il corpo e tornare a far visita alla mummia. Horapollo riporta che gli egiziani
consideravano il cuore, cioè l'intelligenza, e la lingua,
cioè la volontà, come i due organi creatori. Ciò è in perfetta
coerenza con la concezione teologica intellettuale di Menfi secondo la quale il
demiurgo Ptah si avvalse, nella sua opera creatrice, di Atum,
simbolo dell'intelligenza la cui sede è nel cuore e
la cui manifestazione divina è Horo, e della volontà
manifestantesi con la lingua e la cui immagine divina è Thoth. Analizzando un'antica stele del
British Museum, Junker ha potuto ricostruire la concezione secondo cui, per gli
antichi egiziani: “la visione degli occhi, l'audizione delle orecchie, la
respirazione del naso, apportano informazioni al cuore. E' lui
che fa sgorgare ogni conoscenza ed è la lingua che ripete quel
che il cuore ha pensato”. Nel Libro dei Morti, al capitolo XXVI si dichiara esplicitamente: “Io ho la conoscenza mediante il mio cuore.” (Egitto magico-religioso – Boris de Rachewiltz). Nel tempio egizio, così insegnava il Maestro al Discepolo. “Il cuore, come il Sole, è il centro del mondo; come il Sole, esso ha due aspetti: uno visibile e corporeo, l'altro percepibile solo attraverso gli effetti. E invero l'àten solare (o disco apparente) è il corpo dell'astro reale, centro delle sfere di luce, di calore e di molte altre energie. Il vero cuore
solare è la fonte di quell'energia che dà vita al nostro
mondo. Il cuore di
carne, àb, è il corpo di quel sole di vita e di Fuoco che
è il centro d'irraggiamento dell'anima BA, anima il cui aspetto
inferiore è portato dal sangue. Il nostro vero cuore
solare, centro d'attrazione del KA spirituale, è il
centro di raccolta di tutto ciò che in noi desidera quel KA e ne
accetta gli impulsi. Esso quindi può equilibrare e animare il cuore di
carne, che ne dipende e batte nella sua sfera. In tal caso il cuore
totale diventa un cuore di fuoco, un centro di Luce, una fonte di
vita che ha tutto il potere di sottomettere gli spiriti animali della
nostra personalità..” “Come la luce ardente di Râ è riflessa dalla Luna in luce fredda ed attenuata, così la visione del cuore è riflessa dal cervello. Però mentre il cuore sintetizza tutte le percezioni creandone una coscienza vitale, il cervello le separa e le fissa in determinate zone[...] Ecco perché il nome del cervello aàs è l'inversione di sàa, la coscienza del cuore. Il pensiero deve
tradurre ciò che la coscienza ha inciso nel corpo intero, ma il processo
inverso è sbagliato: se tu inscrivi nella coscienza ciò che hai elaborato
con i tuoi ragionamenti, ne risulteranno delle fantasticherie e dei sistemi
arbitrari. Tu non puoi inventare nulla; devi assimilare a te ciò che esiste
in realtà: è il rovescio della mentalità di cui il cervello è re. Affinché le mie parole risveglino in te una logica vitale e non vengano tradotte in nozioni morte, devi imparare a distinguere queste due mentalità; usa pure quella più complessa per registrare i particolari delle cose che ti si rivelano, ma sappi evitare l'analisi degli elementi 'dissezionati', perché è un'analisi che distrugge ogni legame vitale e oscura l'idea semplice originaria.”. (HerBak – Discepolo – Isha Swaller de Lubicz). A queste due mentalità mi riferivo, quando accennavo al rischio di una non corretta interpretazione dei geroglifici egizi, scrittura simbolica e sintetica, poiché per leggerne il senso profano – essoterico – è sufficiente la grammatica egittologica. Per leggerne il senso esoterico è invece necessario pensare allo stesso modo di coloro che li hanno composti e cioè con l'Intelligenza del cuore. In riferimento a quanto sopra, io sintetizzerei così: Il cuore (plesso solare) è analogo al sole come il cervello (plesso lunare) è analogo alla luna. ![]() Gli antichi egizi sostenevano che
la “verità Una” doveva essere ascoltata con le “orecchie
del cuore” (forse “orecchiette”...) poiché se interpretata con il cervello,
grazie ai suoi “due emisferi”, l'Uno diventava immediatamente Due
e, proseguendo con il ragionamento, diveniva Quattro, Otto ecc., conducendoci
in quel “labirinto” che la sua forma rappresenta. La verità è sintesi
non analisi e serve l'intelligenza del cuore. La tradizione ha perpetuato nel tempo questa visione originaria e Geber così si esprime: “L'intelligenza ha la sua sede nel cuore poiché presiede a tutti gli organi, essa sorveglia tutto ciò che è portato al cervello dell'uomo. Senza di essa il cervello non si sarebbe svegliato”. “Quanto agli organi di animazione e rigenerazione, essi sono situati nella gabbia toracica che contiene hati, cioè il complesso cuore-polmoni, inseparabili in questa funzione. Il cuore di carne, àb, è un danzatore àb, e il suo moto di contrazione e dilatazione è il propulsore dell'attività vitale e il motore della vita animale. Il cuore regola il ritmo del flusso sanguigno. Ma il cuore, da solo, non è in grado di funzionare da motore dell'animazione: esso è coadiuvato da un organo doppio, i polmoni, in cui si incontrano il fuoco dell'aria portata dal respiro nef, e il sangue, senef. Come il fuoco non può ardere in assenza di aria, così il cuore di carne ha bisogno dei polmoni, sma, per animare il sangue e unire l'aria al fuoco. Quindi, hati è il nome della triade che fornisce l'impulso vitale organico. Il simbolo di hati è la parte anteriore di un corpo di leone, parte che comprende il cuore e il petto dal respiro possente di questo animale solare. La testa, dalla criniera tipicamente solare, completa il simbolo.” (HerBak – Discepolo – Isha Swaller de Lubicz).
Il cuore è un organo
che sta al centro del nostro corpo e che nella sua dinamica biologica pulsa per
inviare il sangue fino alla periferia del nostro essere. Il cuore, che
segna la nostra vita ma anche la nostra morte, non è solo un organo
fisiologico ma è per noi anche un simbolo sempre eloquente, perché con questa
parola ci riferiamo a una realtà molto più ampia di un muscolo decisivo per la
nostra vita. Sì, il cuore è da noi sentito come l’organo centrale della vita
interiore, come la fonte delle espressioni multiformi della vita spirituale e
per questo è situato, per così dire, nell’io profondo. Quando nel nostro contesto socio-culturale si parla di cuore, si allude innanzitutto alla vita affettiva, alle emozioni, ai sentimenti che hanno nel cuore la loro sede: “Il nostro cuore ama o odia, il nostro cuore è tenero o è chiuso, il nostro cuore accoglie o respinge”, siamo soliti dire. Nel linguaggio biblico, invece, il cuore ha un significato molto più esteso perché designa tutta la persona nell’unità della sua coscienza, della sua intelligenza, della sua libertà: il cuore è la sede e il principio della vita psichica profonda, indica l’interiorità dell’uomo, la sua intimità ma anche la sua capacità di pensiero; il cuore è la sede della memoria, è il centro delle operazioni, delle scelte e dei progetti dell’uomo. In una parola, il cuore è l’organo che meglio rappresenta la vita umana nella sua totalità. Il cuore è il “sito” spirituale della presenza di Dio (e per questo è detto tópos toû theoû nella tradizione bizantina, domus interior in quella latina), è il luogo dove Dio parla, educa, giudica, si fa presente e abita in colui che, appunto, gli “apre il cuore”: espressione, quest’ultima, significativa per dire come e dove accogliamo la presenza di Dio, come ci disponiamo alla comunicazione e all’amore. Sull'argomento sono state scritte
intere biblioteche. Vediamone in sintesi alcuni aspetti. Ma cos’è il cuore e cosa rappresenta? Sacro, unità, amore,
sensualità, unione, passione, legame, compassione, carità, verità.
A livello fisico, il
cuore è, com’è noto, l’organo essenziale per la vita grazie alla sua funzione
di pompa incessante. Il nostro corpo pulsa in base al suo ritmo e quante
informazioni potremmo ricavare dall’analisi del suo battito, che parla di noi.
Si dice che un battito cardiaco rapido e intenso corrisponda a una personalità
energica, forte, determinata. Al contrario, un battito lento corrisponderebbe a
una personalità altrettanto tranquilla e posata.
E non possiamo
dimenticare il ruolo di primo piano che il cuore ha in ambito spirituale,
quale organo sacro. Se in India in esso
risiede Brahma, i musulmani lo considerano trono di Dio, mentre le frange
esoteriche dell’Islam, come i sufi, paragonano la visione spirituale all’occhio del
cuore. Ed è sempre il cuore che nell’antico Egitto
veniva pesato per capire se il defunto fosse degno di un aldilà appagante. In antico Egitto i
saggi erano soliti parlare di intelligenza
del cuore, facendo riferimento all’intuito, quale tramite
fra conscio ed inconscio, psiche e corpo.
Analizzandolo nel
dettaglio, soffermandoci sul colore, la forma, la consistenza, si può notare
che il cuore è rosso, caldo ma al tempo stesso oscuro e cavo. Queste caratteristiche
apparentemente in contrasto tra loro lo
rendono sintesi del maschile e femminile, luogo di conciliazione dei principi
complementari. Ma il cuore è spesso associato anche al Sole e questo è dovuto
alla funzione che svolge: come il Sole è il centro del sistema solare, il suo
cuore pulsante, così il cuore nel corpo umano assolve a una funzione simile, ci
riscalda e ci tiene in vita. Ecco perché capita talvolta di vederlo raffigurato
con raggi luminosi o fiamme. Il chakra del cuore, o Anahata, si trova al centro del petto e fa da collegamento fra i 3 Chakra inferiori e i 3 superiori. Esso è la sede dello spirito, del Sé superiore, della scintilla divina che appartiene a tutti noi. L’amore ha origine in questo chakra, ovviamente non solo l’amore di tipo romantico che talvolta assume caratteristiche di possessività tutt’altro che amorevoli. No, l’amore dell’Anahata è puro, autentico, compassionevole. Il colore dell’energia del chakra del cuore è verde, in quanto simbolo di equilibrio, di armonia e di unione. Quando questo chakra è chiuso, si dice provochi indifferenza, diffidenza, insofferenza nei confronti dell’amore, cosa che comporta poca empatia nei confronti altrui ma anche verso se stessi. Sul piano sottile, esiste un piccolo spazio
misterioso accanto ad Anahata Chakra chiamato Cuore Spirituale. I grandi Maestri iniziati lo hanno collocato
nella parte destra del petto a circa un centimetro
dal cuore fisico: è una zona di proiezione dello spirito e allo
stesso tempo la sede della coscienza del Sé Divino, Atman.
Il nostro cervello non abituato alle luci
e alle ombre dei simboli, non può capire, e mai capirà, il loro significato
recondito, deve capire la base, quello sì, imparare a fidarsi e, al momento
opportuno, quando esso sarà pronto a “spegnere” la propria bramosia di
possedere, a lasciare il posto al cuore che è l’unica porta
ermetica che possiamo mai veramente attraversare. Il terribile e
temibile guardiano della soglia,
dunque, chi è se non il nostro cervello. Noi con tutto il nostro
essere cerchiamo di lasciarci andare ed attraversare la porta della
spiritualità, della luce ma lui è lì costantemente a tenderci tranelli, a darci
illusioni, a crearci confusione. Esso ha paura, ha paura di non sopravvivere in un mondo in cui il
calcolo e la misura sono inesistenti, in cui tutto è visto e non analizzato, in
cui il confine è solo una sensazione, non una quantità di qualcosa. Gli ermetisti
che hanno attraversato questa soglia, da quel giorno iniziano a capire i
simboli, senza per forza misurarli: la misura, ovvero la spiegazione razionale
dei simboli, non è contemplata nella loro ricerca, essi sono passati ad un
piano nuovo di visione, in cui percepiscono il colore, il profumo, il gusto ma
non hanno bisogno di analizzarli perché ormai hanno compreso che il segreto non
si cela nella sua conoscenza bensì nella sua capacità di utilizzarli. La natura non può essere conosciuta fino in fondo: per esempio, non è
necessario che conosca il fuoco a livello di reazione chimica, per poterlo
utilizzare, è sufficiente infatti che sappia come fare a crearlo.
Il lavoro del mago
è un lavoro simbolico su se stesso, il cervello è importante sì
per questo lavoro ma più ancora lo è il cuore. (Il Cervello e il
Cuore – I Fratelli di Hermes – S. Mergè). Il Cuore dal punto di vista scientifico
L'apparato
circolatorio è l'apparato del corpo umano deputato al corretto
funzionamento della circolazione sanguigna ed è composto da una pompa, cioè
il cuore, che è l'organo
più importante di questo sistema, e da una serie di tubi che raggiungono ogni
area ed ogni organo del corpo, cioè i vasi
sanguigni, distinti in arterie, vene, capillari e linfatici. La circolazione del sangue è fondamentale per l'organismo poiché è tramite essa
che ad ogni singola cellula del corpo vengono forniti ossigeno e sostanze
nutritive, quindi aminoacidi, zuccheri e grassi.
Questa viene resa possibile dall'azione del cuore, che è un muscolo cavo che
attraverso le sue contrazioni, spontanee e ritmiche, fa circolare il sangue in
due differenti circuiti: quello polmonare, o piccola
circolazione, e quello sistemico, o grande circolazione. Attraverso la piccola
circolazione, il sangue venoso, quindi che trasporta anidride carbonica, viene
pompato dal cuore verso i polmoni
dove si scarica, si purifica, carica ossigeno e poi torna al cuore. Da qui
riparte per la grande circolazione, cioè viene immesso nelle arterie e
raggiunge ogni parte dell'organismo, dove cede l'ossigeno e prende l'anidride
carbonica. A questo punto, torna
verso il cuore attraverso le vene,
rientra nel circuito polmonare e ricomincia da capo il suo viaggio. Sangue venoso e sangue arterioso non entrano in contatto: il cuore, infatti,
sezionato in senso longitudinale appare nettamente distinto in due aree, divise
da un setto verticale. La parte destra viene
chiamata cuore venoso, perché
qui passa il sangue venoso, quella sinistra è il cuore arterioso, dove circola il sangue arterioso. Se invece lo si
considera rispetto alla parte superiore e inferiore, si vedrà che sopra ci sono
due cavità chiamate atri e
sotto altre due cavità chiamate ventricoli. Ora qualche novità scientifica. C'è sempre stato questo paradosso: quando viene concepito un bambino, il cuore umano inizia a battere prima che il cervello sia formato. Ciò ha portato i medici a chiedersi da dove provenga l'intelligenza necessaria ad avviare e regolare il battito cardiaco. Con sorpresa del mondo medico, gli scienziati dell'HeartMath hanno scoperto che il cuore ha il proprio cervello e sì, un autentico cervello con vere e proprie cellule cerebrali. È molto piccolo, ha
soltanto all'incirca quarantamila cellule, ma è un cervello e ovviamente ha
tutto ciò di cui il cuore ha bisogno. Questa è stata una scoperta di enorme
importanza e conferma la veridicità delle affermazioni di coloro che per secoli
hanno parlato o scritto sull'intelligenza del cuore. Gli scienziati dell'HeartMath hanno
fatto una scoperta forse ancora più grande riguardo al cuore. Hanno dimostrato
che il cuore umano genera il campo energetico più ampio e potente
di tutti quelli generati da qualsiasi altro organo del corpo, compreso il
cervello all'interno del cranio. Hanno scoperto che questo campo
elettromagnetico ha un diametro che si estende dai due metri e mezzo ai
tre metri, con l'asse centrato nel cuore. ![]() Riporto
qui di seguito alcuni stralci tratti da “L'Arte di divenire simile agli Dei”,
scritto dal Maestro Eliah Elis
(Salvatore Mergè): “Rendi
ricettivo l'orecchio del cuore affinché possa ascoltare le
emanazioni dell'organo misterioso riattivato; l'uomo possiede facoltà
straordinarie che lo rendono uguale agli Dei, se solo saprà togliere da se
stesso ogni imperfezione. Tu, figlio mio, possiedi una rete sottilissima che
collega tutti gli organi, e in tale rete passano le molteplici vibrazioni
vitali; non dimenticare che tu stesso sei il laboratorio alchemico nel quale
procede l'opera della tua trasmutazione”. “L'educazione
del cuore avviene durante l'attività del fuoco che rende il corpo
fluido e malleabile agli impulsi dello spirito”. “Avendo
raggiunto il cuore fluidico e il contatto con il Maestro
che esprime il potere centrato nel cuore, risveglierai la potenza
fluidica e irradiante in quanto il tuo io, trasferito nel mondo immateriale, si
staccherà e si isolerà dalla componente fisica”. “Molto
importante per te è lasciare aprire il tuo cuore, perché le sue
pulsazioni sono in armonia con quelle del cosmo, il quale è un'Entità che vive
in noi, e noi in esso”. Il Kremmerz, parlando della memoria, accenna alla grande differenza che vi è tra il “ri-membra-re” ed il “ri-cor-dare”, ovvero, tra la nostra memoria del corpo e della nostra vita attuale e quella del cuore e dell'uomo storico, o antico, delle nostre vite precedenti, che è in noi. Vorrei concludere con un modo di dire espresso dal Maestro Kremmerz in una sua lettera per significare la sincerità: “[...] parlare con il cuore in bocca [...]”. Dua-Kheti Bibliografia: - Egitto
magico-religioso – Boris de Rachewiltz - HerBak – Discepolo
– Isha Swaller de Lubicz - avvenire.it-cuore –
Enzo Bianchi - Il Cervello e il
Cuore – I Fratelli di Hermes – Salvatore Mergè - benessere.com - Cuore - scienzaeconoscenza.it
– Un cervello nel cuore |
LISTA ARTICOLI
- L'ARTE DELLA PACE INIZIA CON TE
- PRESENTAZIONE DELL’ARTICOLO ALCHIMIA SPIRITUALE
- L'UNICO VERO CORPUS HERMETICUM
- COMMENTO ALL'INNO AL SOLE DI GIULIANO KREMMERZ
- L'INNO ALLA CARITA'
- CHE COSA E’ LA FRATELLANZA TERAPEUTICO MAGICA DI MYRIAM?
- TRATTO DALLA CORRISPONDENZA DELLA NOSTRA SCHOLA
- LA COSCIENZA CHE DIVIENE AMORE DI DIO
- UN OMAGGIO AL MAESTRO GIULIANO KREMMERZ
- LUZ, IL NOCCIOLO DELL'IMMORTALITÀ
- ESEMPI DI PRUDENZA E SAGGEZZA
- LA DIMENSIONE TRASCENDENTE È IL CULTO DIVINO.
- DAL LIBRO I FONDAMENTI SPIRITUALI DELLA VITA DEL FILOSOFO VLADIMIR S. SOLOVIEV
- APPENDICE AL TESTAMENTO SPIRITUALE DI SALVATORE MERGÈ SULL’ "ALCHIMIA MATERIALE"
- PREGHIERA A MARIA
- LE MOTIVAZIONI CHE INDUSSERO GIULIANO KREMMERZ A ESCLUDERE I MASSONI DALLA NASCENTE E FUTURA FR+ TM+ DI MYRIAM.
- GALILEO ALL'INFERNO
- CONSIDERAZIONI FRATERNE
- IL VIAGGIO DI DANTE ALLA LUCE DEI RIMANDI ASTRONOMICI
- UN PENSIERO DI RINGRAZIAMENTO PER IL TESTAMENTO SPIRTUALE DEL M° SALVATORE MERGÉ
- LETTERA DI RINGRAZIAMENTO A FIRMA DI UN FRATELLO DI HERMES
- NOTIZIA STRAORDINARIA !!!
- KHEPRI
- LA PICCOLA CORONCINA PER LA DIVINA PROTEZIONE
- CURIOSITA' ASTRONOMICHE
- IL GENIO
- IL PENSIERO
- E NON CI INDUCA IN TENTAZIONE
- LETTERA A S.S. PAPA FRANCESCO
- MISURARE IL TEMPO IN CHIESA CON IL SOLE
- LETTERA DI RINGRAZIAMENTO E ALCUNE RIFLESSIONI SUL TESTAMENTO SPIRITUALE DI SALVATORE MERGÈ
- IL CUORE
- IL TERZO OCCHIO LA GHIANDOLA PINEALE O EPIFISI
- SIMBOLI DEL CUORE DI CRISTO
- LA BOCCA: LA PORTA DEL TEMPIO
- I MISTERI ISIACI
- ISIDE REGINA
- PREGHIERA A ISIDE
- LA LEGGE DELLE LEGGI
- COMUNICAZIONI
- ALMANACCO 2018
- INNO AL SOLE
- GENIO DI LUNA
- THOTH
- IGNIZIAZIONE: IL VALORE DELLA PURITÀ
- LA TAVOLA ZODIACALE - SECONDA PARTE E FINE
- LA TAVOLA ZODIACALE - PRIMA PARTE
- MACROCOSMO E MICROCOSMO
- SIMBOLISMO DEGLI ANIMALI SACRI DELL'ANTICO EGITTO
- ASTRONOMIA AD OCCHIO NUDO



























